This handout photo provided by the Vatican Press Office shows Pope Francis delivering his Angelus prayer from the Library of the Apostolic Palace, at the Vatican, 29 March 2020. ANSA/ VATICAN MEDIA +++ HO - NO SALES, EDITORIAL USE ONLY +++

Viaggio del Papa in Canada. Quello di Bergoglio è il 37esimo viaggio internazionale del suo pontificato, che porta a 56 i Paesi da lui visitati. Ed è il quarto viaggio di un pontefice in Canada, dopo i tre di Wojtyla, nel 1984, nel 1987 e nel 2002.

I capi delle comunità autoctone First Nations, alla vigilia dell’arrivo in Canada di papa Francesco, hanno affermato: “È un momento storico importante per i sopravvissuti del sistema scolastico residenziale e del danno causato dalla Chiesa cattolica. Siamo stati colpiti tutti da questo sistema, direttamente o indirettamente. Queste scuse riconoscono quanto abbiamo vissuto e creano un’opportunità per la Chiesa di riparare ai rapporti con i popoli indigeni in tutto il mondo. Ma non finisce qui: c’è molto da fare. È solo un inizio”. Le parole del Gran Capo George Arcand Jr.  mostrano quanto sia ancora difficile il percorso di “guarigione e riconciliazione” dopo gli orrori del sistema delle “scuole residenziali”, sostenuto in gran parte anche dalla Chiesa cattolica, nel programma governativo di assimilazione delle popolazioni aborigene. A partire dal 1883 fino agli anni ’60 del secolo scorso si stima che circa 150 mila bambini delle Prime Nazioni, Métis e Inuit siano stati obbligati a frequentare una delle 139 scuole distribuite in tutto il Paese, rompendo il legame con le loro famiglie, con la loro lingua e cultura per essere trasformati in piccoli cristiani.  Il “pellegrinaggio penitenziale” di papa Francesco tra le comunità native canadesi che comincia oggi vuole testimoniare proprio sui luoghi del dolore il pentimento delle autorità cattoliche rispetto ai soprusi del passato e lasciarsi alle spalle una volta per tutte l’ideologia della Chiesa colonialista.