Il progetto, il nome, i parlamentari . A settembre nasceranno i gruppi alla Camera e al Senato
di Alberto Maggi
“Ognuno per conto suo. Buona fortuna”. Giovanni Toti rompe gli indugi e annuncia l’addio a Forza Italia e a Silvio Berlusconi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione dell’ex Cavaliere di non tenere primarie aperte a tutti, ma solo agli iscritti, per i futuri vertici del partito o della federazione di centro che potrebbe chiamarsi ‘Altra Italia’. E così, dopo Gianfranco Fini, Raffaele Fitto e Angelino Alfano, l’ex premier brucia e liquida un altro delfino. Ma se gli altri tre hanno avuto poca fortuna politica, salvo forse Fitto che in Fratelli d’Italia si è rilanciato all’Europarlamento, l’uscita del governatore della Regione Liguria potrebbe avere un destino diverso e terremotare quel che resta di Forza Italia.

Il progetto di Toti, che a dire il vero non ha mai creduto alla svolta berlusconiana e sapeva, anche quando ha accettato di diventare coordinatore, che alla fine avrebbero vinto i capicorrente, è quello di dar vita a una formazione liberale, riformista e cattolica che si allei alle prossime elezioni con la Lega di Matteo Salvini e con FdI di Giorgia Meloni. Per quanto riguarda il nome del soggetto politico, sono due le ipotesi in campo: ‘Cresciamo insieme’ o ‘Cambiamo insieme’. Non solo. Subito dopo la pausa estiva potrebbero nascere i gruppi parlamentari del presidente ligure, sia a Montecitorio (servono 20 deputati) sia a Palazzo Madama (servono 10 senatori).

Al momento gli azzurri totiani sono già 20-25 tra Camera e Senato ma, assicurano fonti vicine al governatore, ben presto diventeranno il doppio. Tra loro, per fare qualche esempio, la deputata ligure Manuela Gagliardi, Giorgio Silli, attualmente deputato del gruppo Misto, il deputato Stefano Benigni, il senatore Luigi Vitali, il deputato di Forza italia Claudio Pedrazzini e probabilmente il deputato Osvaldo Napoli. A livello regionale, il consigliere del Lazio Adriano Palozzi ha già annunciato la sua adesione. Alla ripresa dei lavori parlamentari, a settembre, alla Camera potrebbero essere tra 30 e 35 i deputati totiani mentre al Senato sarebbe di 15 la pattuglia del governatore della Liguria. E a livello di consenso? Nicola Piepoli, decano dei sondaggisti e presidente dell’Istituto Piepoli, afferma ad Affaritaliani.it che “fatto 100 il valore attuale di Forza Italia, Toti può sottrarre la metà degli elettori”.

E, siccome gli azzurri vengono dati all’8% circa dall’Istituto Piepoli, ad oggi il soggetto politico del presidente della Liguria sarebbe già intorno al 4%. “Toti parte dal bacino di utenza di Forza Italia, poi bisognerà vedere il suo indicatore di vitalità – da valutare in futuro – e se fosse particolarmente alto, come appare, potrebbe anche conquistare qualche consenso di leghisti non convinti al 100% della politica di Matteo Salvini”. E Forza Italia? Secondo Piepoli “potrebbe anche sfruttare la resistenza di Berlusconi e, anziché scendere al 4%, attestarsi al 6. In questo modo la somma tra azzurri e movimento di Toti sarebbe più alta dell’attuale valore di Forza Italia”.

Più prudente sulla nuova formazione del governatore ligure, invece, Renato Mannheimer di Eumetra, che sempre ad Affaritaliani.it afferma: “Attualmente vale tra il 2 e il 3%”. Comunque sempre un ottimo inizio che teoricamente potrebbe ulteriormente rafforzare il blocco sovranista Salvini-Meloni, in caso di voto anticipato, rendendo del tutto superfluo l’ex Cavaliere. Senza considerare che, viste le dichiarazioni di oggi, non è da escludere che al progetto di Toti si aggiunga anche Mara Carfagna, un innesto che sarebbe fondamentale per attrarre voti soprattutto al Sud.