Giuseppe Conte fa venire i brividi. E fanno rabbrividire i suoi collaboratori più stretti (risparmiateci nomi e cognomi). A Palazzo Chigi e dintorni stanno giocando con la pelle e il futuro degli italiani e non hanno il coraggio di dire che non sanno da che parte cominciare nascondendosi in un pericolosissimo gioco delle tre carte. La storia dei vaccini trasformata in uno spot politico, la confusione sulla genesi e sull’utilizzo del miracoloso elisir di lunga vita, le polemiche sull’efficacia e sulla obbligatorietà: sullo sfondo i dati che inchiodano una strategia fallimentare,   contagi e morti non diminuiscono. Sono frutto dello shopping compulsivo, degli assembramenti assurdi prenatalizi? E intanto, che si può fare? E’ vero che ci aspetta un altro lockdown dopo la Befana? E’ vero che il ritorno a scuola è un azzardo che non ci possiamo permettere?  Il premier fa lo slalom tra questi interrogativi, e la conferenza stampa di fine d’anno è stata molto vicina ad una sceneggiata napoletana. Come riempire due ore di parole senza farsi capire e senza dare certezze. Ma neanche suggestioni. I giornalisti sono rassegnati, intimiditi da questa situazione, sono paralizzati? Non si capisce. In realtà quello che appare è che Conte fa con il paese, con gli alleati e con gli avversari il gioco delle tre carte. Perché a lui interessa solo la sua personale sopravvivenza politica. Quindi  tutti sul filo di un equilibrio insostenibile. Fino a quando? Cadrà il governo? Ci sarà una crisi gestita in Parlamento? Il fatto è che alleati ed avversari sono nelle stesse condizioni. Legati alla poltrona, allo stipendio da parlamentari. Nessuno si può permettere di essere mandato a casa con la quasi certezza di non poter rientrare nel gioco.  E a questo punto il Covid e le sue emergenze diventano un comodo alibi. Ma non si può giocare a nascondino in eterno.