Parla il dr. Giancarlo Gimignani, direttore  della Uoc di Medicina Interna dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia. “Abbiamo fronteggiato l’emergenza imparando a conoscere il virus giorno dopo giorno riuscendo ad arginare una pandemia che poteva straripare”. L’epatologo sta vivendo in prima persona il problema ed è stato a sua volta ricoverato. L’Ospedale dopo la creazione di una Medicina Covid da 25 posti, ora si prepara ad un graduale ritorno alla normalità

di Elena Padovan

La UOC di Medicina Interna dell’Ospedale San Paolo di Civitavecchia è diretta dall’internista ed epatologo dr. Giancarlo Gimignani che da 10 anni opera all’interno dell’Asl Roma 4 dove ha il merito di aver dato avvio ad un’attività epatologica, evitando così ai pazienti del territorio lo spostamento a Roma. «In questi anni – spiega il dr. Gimignani – abbiamo costruito una Rete Epatologica Ambulatoriale con un ambulatorio per ogni distretto e abbiamo stabilito un filo diretto con il Centro Hub per i trapianti del San Camillo-Spallanzani”».  La UOC di Medicina Interna ha due reparti, dislocati rispettivamente uno nell’ospedale di Civitavecchia e l’altro in quello di Bracciano.

Il dr. Gimignani sta vivendo in prima persona il problema del Covid in quanto, risultato positivo al tampone è poi stato ricoverato. «Ho avuto i classici sintomi e – spiega – sono stato degente presso il reparto Malattie Infettive dell’Ospedale di Belcolle, dove sono stato seguito con competenza e tutti mi hanno dimostrato una grande disponibilità umana». Di questa emergenza che ha visto molti medici ed infermieri colpiti, dice: «certamente il contagio ha dilagato trovando meno resistenza negli ospedali generalisti e in quelli privi del reparto di Infettivologia. Quest’ultimo, – aggiunge – oltre a dettare le procedure per tutti, è anche in grado si assorbire per primo i pazienti, dando così al resto dell’ospedale il tempo di organizzarsi al meglio».

Come altre strutture, anche la Asl Roma 4 ha dovuto fronteggiare una situazione difficile per l’implementazione di percorsi diagnostico-terapeutici complessi ed in parte inediti. Inoltre si è trattato di una situazione minacciosa per le caratteristiche di potenziale gravità della patologia. «Molti aspetti del Covid – sostiene il dr. – si sono chiariti nel corso dell’epidemia e molti altri sono ancora da chiarire». Come lo stesso dr. Gimignani aveva suggerito, la Asl si è dotata di un consulente infettivologo, il prof. Pasquale Narciso, figura esperta, in grado di aiutare a disegnare delle strategie di intervento e di sicurezza. Secondo Gimignani l’epidemia non è arrivata a ciel sereno, ma: «il suo manifestarsi è stato travolgente e ha esposto al rischio di contagio gli stessi operatori». La Asl ha risposto tempestivamente aprendo un reparto Covid, isolato dal resto dell’Ospedale.

Il dr. Gimignani crede che l’isolamento e la quarantena siano riusciti ad arginare una pandemia che poteva straripare e fare un numero di morti maggiore. Inoltre aggiunge: «rispetto a due mesi fa, conosciamo qualcosa in più di questa patologia, sappiamo quali sono i soggetti più a rischio. Restiamo comunque senza un vaccino e senza una terapia che sia sicura e di facile somministrazione».

L’Ospedale San Paolo, dopo la creazione di una Medicina Covid da 25 posti, ora si prepara ad un graduale ritorno alla normalità e in previsione c’è la chiusura del reparto non appena l’emergenza sarà rientrata del tutto.

Ci si chiede cosa lasci il Covid e se la nostra sanità sia davvero adeguata ad affrontare eventi del genere, quali siano le inadeguatezze portate allo scoperto, e quali le situazioni che conseguentemente si potrebbero correggere: «Io credo – spiega il dr Gimignani –  che quello che è accaduto in Lombardia, possa essere illuminante. La sanità lombarda negli ultimi due decenni ha puntato sulla medicina H-Tech e su ospedali privati che spesso hanno come missione oltre il servizio il profit. Inoltre vi è stato un ritardo del lockdown e di conseguenza non è riuscita ad arginare il contagio. Questo -precisa può spiegare invece il maggior successo della sanità veneta, ove il sistema sanitario pubblico prevale su quello privato».

Il Covid lascia delle importanti lezioni: «La sanità regionale dovrebbe investire di più sulle realtà decentrate e per far fronte ad eventi epidemici, calamitosi, epocali, dovrebbe poggiare su i seguenti elementi: ospedale, medicina di base, prevenzione e territorio, proprio come uno sgabello che – conclude il dr. Gimignani –  poggia su più piedi, ove, se manca un piede, lo sgabello non si può reggere».