Di Cornelius

Eravamo abituati a un Pd lucido, solido. Arrogante e crudele nella difesa di interessi ma capace di governare. Altri tempi, il partitone capitolino è l’ombra di quello che ricordiamo tutti con rispetto. I Dem sono tornati a governare Roma ma sono di un’altra pasta. La genesi della candidatura Gualtieri, la gestione della campagna elettorale, la complicata gestazione della nuova giunta e le sue prime mosse, le polemiche interne  che la accompagnano e infine, ciliegina sulla torta, la grottesca vicenda della candidatura bruciata di Giuseppe Conte alle suppletive per il seggio in Parlamento lasciato libero dal nuovo sindaco, messi in fila fanno venire qualche brividino. E fanno pensare che dietro alla facciata ridondante, dietro ai proclami, alle promesse solenni  non ci sia puoi una capacità di governare superiore alle amministrazioni passate.
La storiaccia del seggio offerto e poi negata a Conte  resterà nella storia della politica da operetta ma non lascerà il segno nella consiliatura Gualtieri, le polemiche sulle nomine e sulla regia occulta di Bettini fanno capire che dietro una apparente concordia ci sia tra colonnelli e generali del Pd una lotta senza quartiere per il controllo del potere e per l’occupazione di nuovi spazi. Quanto conta il burattinaio dietro le quinte, Mancini, rispetto a Zingaretti? E il ruolo degli alleati dell’ultra sinistra è solo accademico o vale per la spartizione? Gli anni passati sotto l’amministrazione Raggi ci avevano fatto dimenticare questa caratteristica storica della politica romana e della sinistra in particolare. I neofiti grillini sognavano una Roma diversa e l’incontro-scontro con gli interessi politici e di bottega che governano la capitale li ha lasciati tramortiti. Gli assessori, i dirigenti e le decine di amici piazzati nelle poltrone giuste dal manuale Cencelli della sinistra portano la città eterna su una dimensione diversa.
I dem sanno riconoscere interlocutori ed avversari, e con ciascuno si tratta. Conoscono i 25mila comunales  che a Roma fanno il bello e il cattivo tempo e sanno come gestire il rapporto con loro; sanno come ragionare con le categorie produttive e con le lobbies. Ma le loro priorità non coincidono sempre e necessariamente con quelle dei romani, con quelle di una città fin troppo violentata in questi anni. E torniamo al punto di partenza. In altri momenti i romani si sarebbero fidati di un Pd lucido e solido, capace di governare. Questo sindaco e questa giunta  non danno lo stesso senso di sicurezza. Certo ci sono dei tecnici, ci sono dei professionisti, sono passati un paio di mesi, ma il modo di affrontare le emergenze non è poi cambiato rispetto alle ultime battute del governo Raggi. Non ci sprecheremo a dire che Roma fa schifo e che i rifiuti sono dovunque, che a intervenire con provvedimenti tampone, emergenziali, sono capaci tutti. L’impressione che manchi qualcosa, una serie di idee pragmaticamente praticabili, una strategia d’attacco, purtroppo è forte. Speriamo bene.