Di Cornelius

 

Il sindaco Roberto Gualtieri si gode il clima euforico e frizzante dell’Expo e del Giubileo, le commissioni internazionali vanno e vengono,  i programmi faraonici (ma anche quelli minimal) vengono accolti da grandi sorrisi e da applausi. Si parla di milioni di euro come fossero noccioline, si raccontano i grandi progetti e ci si entusiasma, si parla della città che sarà e pare di poterla toccare con mano. Forse tutto quello che oggi appare come un sogno diventerà realtà. Ma intanto c’è da pensare al presente della capitale, un presente difficile, impegnativo. Sindaco e Giunta dovrebbero pensare anche a mettere in sicurezza la città, a toglierla dallo stato di degrado e malinconia, ridare slancio, lucidità, speranze. Troppo difficile? Ormai Gualtieri il tagliando lo ha tagliato da un pezzo, ma la macchina non va affatto bene. Tutt’altro. La burocrazia canaglia continua a governare imperterrita, la città degli affari e degli interessi sopravvive, quella della socialità, della umanità, delle miserie e delle emergenze va a fondo.
Ogni mossa comporta sacrificio, ogni passo (avanti o indietro) è doloroso e crea problemi accessori. La sensazione è che tutto resti immobile, indefinito, irrisolto. Colpa di Gualtieri? Dei suoi sponsor? Il tempo e la voglia per ricollocare decide di “amici” dem liquidati da parlamento e regione li ha trovati, per risolvere rifiuti, trasporti, servizi no. Modesti i suoi assessori, troppo grandi e ambiziosi i programmi e i proclami. Si fosse astenuto dal promettere obiettivi irraggiungibili (a Roma) avrebbe fatto migliore figura. Invece si è comportato come tutti, dimostrando di non aver imparato la lezione. Ha alle spalle i poteri forti come non li ha avuti Virginia Raggi, ma questo evidentemente cambia poco le cose. L’atteggiamento dem un po’ snob, l’approccio intellettuale e solidale ai problemi, la mancanza di concretezza e di spirito pratico alla fine si pagano. E non sono più i tempi di Rutelli e  di Veltroni.
Oggi bisogna sudare ogni piccola conquista. Roma è una giungla sporca e abbruttita, dove nessuno rispetta più le regole e dove non c’è più nessuno a farle rispettare. Analisi troppo cruda? Basta girare per farsi un’idea. Le ciclabili, tanto care a una piccola fetta di cittadini, hanno stravolto la logica della mobilità, del traffico, la incapacità di gestire nel piccolo e nel grande  l’emergenza rifiuti sta riducendo Roma a livelli latino americani. Chi controlla, o meglio chi dovrebbe controllare? Un sistema che non c’è e che non funziona, non funzionano i Municipi, non funzionano i vigili – uno degli scandali della città eterna  – Si può rimediare?
Nessun suggerimento. Hanno creduto di saper governare, vengono pagati dal cittadino, lor Signori. Sono stati eletti e devono rimboccarsi le maniche, girare per strada, prendere nota delle cose che non vanno e provvedere. In attesa, la città è allo sbando. Expo, Giubileo? Si può cominciare fin da ora a sudare freddo. Chi non è capace di gestire l’emergenza di routine per quale miracolo dovrebbe essere in grado di gestire una metropoli-cantiere?