<Mancanza di dispositivi personali di protezione e pochi tamponi effettuati ai medici>
 Il Sindacato Medici Italiani  del Lazio, ritiene che il susseguirsi di numerose circolari e ordinanze regionali e aziendali, ormai giornaliere, in concomitanza con quelle nazionali,  stanno creando  confusione e dubbi interpretativi agli operatori sanitari, senza peraltro chiarire  gli aspetti procedurali della presa in carico dei pazienti sospetti, stante le modifiche della definizione di “caso”> così una nota della Segreteria Regionale del Lazio del Sindacato Medici Italiani che denuncia il persistere di gravi criticità nella gestione dell’ emergenza Covid.
<È indispensabile chiarire, in maniera univoca, le procedure di presa del paziente a partire dalle segnalazioni del territorio e dei MMG. Denunciamo che, ad oggi, i SISP (Servizio d’Igiene e Sanità Pubblica) aziendali non rispondono ai numeri dedicati agli operatori, né danno riscontro alle numerose segnalazioni fatte pervenire via mail.  Altrettanto difficile è il contatto con il 118, per eccesso di richieste e sovraccarico di lavoro. Di fatto i pazienti, che necessitano di percorso dedicato, sono lasciati a casa con il solo monitoraggio dei MMG>.
<A questo va aggiunto la mancanza di chiarezza sui criteri di esecuzione dei tamponi per COVID 19: non è etico, né scientificamente accettabile supporre che è sufficiente ricoprire un incarico pubblico o di rilevanza sociale per avere un tampone eseguito mentre centinaia di casi sospetti e/o in isolamento ne restano privi> continua la nota dello SMI.
<Richiediamo di rivedere la direttiva regionale dove si ritiene che un medico in contatto con COVID positivo debba continuare a lavorare in assenza di certezze. Rivendichiamo, invece, che il medico in contatto con COVID 19 deve potere accedere al tampone in via prioritaria proprio per evitare ulteriore possibile diffusione, stante la contagiosità confermata anche  dei casi asintomatici (portatori sani) altrimenti l’ unica strada è la quarantena come per i tutti cittadini>.
<Vogliamo, altresì denunciare che a tutt’oggi vi è una a grave ed irresponsabile carenza di DPI per tutto il personale medico del territorio (MMG, CA, Presidi territoriali ed analoga carenza negli ospedali). Un medico che ha in carico circa 1000 /1200 pz  visita in genere 20/25 pz al giorno, più tutti gli accessi per incombenze burocratiche varie.
Di questi pazienti circa un terzo, in questo periodo, presenta malattie respiratorie.  Per la emergenza Covid 19, tali pazienti sono da considerare pazienti sospetti. In relazione a tutto questo l’approvvigionamento singolo dei DPI dovrebbe comprendere almeno 5 mascherine monouso, più i gel sanificanti, e più cuffie e camici monouso e occhiali di protezione. Quindi un medico che ha in carico 1000/ 1200 pz necessita di 7- 10 mascherine al giorno. Un medico con 500/700 da 3 a 7 mascherine al giorno. In questo fabbisogno non è contemplato il personale di segreteria che pure deve essere tutelato e protetto come da decreto legge  81/08  sulla sicurezza sul lavoro.
Per queste ragioni chiediamo di partecipare alla task force che stabilirà i criteri di ripartizione del milione di Presidi DPI /die, annunciati in data 10 marzo, in conferenza stampa dal Responsabile Nazionale Protezione Civile.
Riteniamo opportuno sottolineare che la medicina  territoriale  ed i medici sprovvisti di protezione non potranno più svolgere alcuna funzione di filtro per la popolazione, nonostante essi siano al momento unico strumento  di interfaccia tra i pazienti COVID positivi, o sospetti tali, e la rete dell’ emergenza ospedaliera.
Richiamiamo, su questo punto, le precise responsabilità di gestione ed organizzative che sono in capo alle Direzioni generali delle aziende ed alle Regioni.
Resta ancora invariata e nella più totale incertezza la questione della certificazione di “quarantena”. Ad oggi nessuna delle segnalazioni inviate dalla medicina generale al SISP ha trovato risposta. Decliniamo qualsiasi responsabilità su future contestazioni da parte dell’ ente INPS a seguito di irregolarità procedurali nelle segnalazioni de quo che potrebbero danneggiare ulteriormente i cittadini già provati dalla malattia.
Solo un’attiva partecipazione di chi rappresenta il territorio e la medicina generale ai tavoli decisionali potrà garantire la necessaria efficacia applicativa delle procedure che si pensa di mettere in atto.
Auspichiamo un tempestivo riscontro  per porre fine a tutte queste criticità nel comune interessa della salute pubblica di medici e cittadini della nostra Regione> conclude la  nota della Segreteria Regionale SMI Lazio