Uno studio del Campidoglio svela la faccia nascosta della città. Esaurimento dei guadagni, peggioramento della situazione economica, il 75% dei richiedenti i buoni spesa non l’aveva mai fatto.

 

Di Giacomo Grossi

Siamo ancora convinti che la capitale sia più forte della crisi, che i romani sappiano arrangiarsi e sopravvivere? Non è così. Uno studio del Campidoglio svela la faccia nascosta della città. Esaurimento dei guadagni, peggioramento della situazione economica, il 75% dei richiedenti i buoni spesa non l’aveva mai fatto,  il quadro generale è impressionante. Non appare così in superficie evidentemente, ma la crisi è profonda. Nella Capitale sono moltissime le fasce sociali in difficoltà, con percentuali abbastanza impressionanti riguardo le nuove povertà. Emerge dal rapporto “promosso e finanziato” dalla giunta  capitolina sui casi di indigenza nel territorio di Roma. In particolare  i cittadini hanno richiesto al comune dei buoni socio-assistenziali perché in situazione di “forte contrazione del guadagno (73,5%), perdita del lavoro (57,3%), esaurimento dei risparmi (39,3%) o essere rimasti gli unici a portare reddito in famiglia (28,1%)”. Motivazioni che diventano le principali cause dell’attivazione del circuito di assistenza capitolino, e nell’impressionante 75% dei casi, si tratta di cittadini che hanno usufruito di questi buoni per la prima volta.

Lo studio prodotto dal Sociolab della Fondazione Unicampus San Pellegrino  ha puntato ad approfondire lo stato della città all’indomani della pandemia da Sars-COV-2; “Guardando al futuro, la stragrande maggioranza (85,7%)” dei cittadini “non vede all’orizzonte un miglioramento della propria condizione”, si legge in una nota. “Secondo gli intervistati, l’emergenza sanitaria ha creato nuovi poveri (94,4%), aggravato la situazione di chi era già povero (95%), accentuato le distanze sociali (92,2%) e creato nuovi bisogni sociali (91,4%) – si legge ancora –  Inoltre, la pandemia avrebbe contribuito a incrementare reati quali l’estorsione e l’usura (82,2%), così come la piccola criminalità (68,3%), e a portare alla luce il lavoro sommerso/in nero (69,6%). Tra questi intervistati emerge, poi, preoccupazione per la propria condizione economica: il 41,2% che si ritiene attualmente “molto” e “abbastanza” esposto al rischio povertà. In caso di estrema necessità, gli intervistati si rivolgerebbero alla rete familiare o amicale (rispettivamente il 70,7% e 53,7%), oppure allo Stato (il 67,9% a Roma Capitale, il 63,9% ad altre Amministrazioni pubbliche quali, per esempio, l’Inps). Emerge parallelamente una percezione positiva rispetto alla certificazione del ruolo sociale svolto dal volontariato (85,5%) e la rinnovata centralità dello Stato (65,9%), laddove invece appaiono più circoscritti gli effetti positivi sul rafforzamento del senso di comunità (44,8%)”.

Nel chiedere aiuto, Roma Capitale risulta il soggetto verso cui si nutre più fiducia (44,5%), superiore alla fiducia riposta nella rete familiare o amicale (36,4%). Alta è anche la soddisfazione in merito alla misura dei buoni spesa: l’87,1% dichiara di non aver avuto difficoltà a reperire le informazioni e il 58,7% valuta come “ottimo” e “buono” il tempo di risposta, la qualità delle informazioni, l’affidabilità e l’adeguatezza dell’aiuto. Solo il 12% avrebbe preferito un’altra tipologia di sostegno”.