Il tatuaggio con i numeri della deportazione nei campi di sterminio dell’Olocausto è diventato un simbolo indelebile di un passato tragico. Mentre il numero di sopravvissuti diminuisce, il Giorno della Memoria del 27 gennaio ci ricorda l’orrore di Auschwitz e dei campi di sterminio nazisti.

In una ricerca condotta dalla sociologa Alice Bloch dell’Università di Manchester, si evidenzia un fenomeno in crescita: alcuni discendenti di sopravvissuti stanno scegliendo di tatuarsi i numeri dei campi di sterminio dei loro parenti. Questo gesto diventa un modo per definire la propria identità, portando con sé il peso della memoria dell’Olocausto.

La tradizione ebraica considera il tatuaggio un tabù, ma per alcuni discendenti, replicare quei numeri diventa un atto di commemorazione e orgoglio. La ricerca mostra che le decisioni su come replicare il tatuaggio, se fedelmente o con modifiche, portano con sé significati profondi per coloro che scelgono questo percorso.

L’impatto devastante dell’Olocausto si riflette nelle famiglie colpite, con alcuni sopravvissuti che hanno taciuto per decenni e altri che si sono sentiti testimoni fin da subito. I nipoti che scelgono di portare il tatuaggio dei loro parenti intendono mantenere viva la memoria dell’Olocausto, trasformandosi in testimoni viventi attraverso il simbolo inciso sulla loro pelle.

Il tatuaggio con il numero di Auschwitz, una volta stigmatizzato, diventa ora un mezzo per preservare la memoria. Con il passare del tempo e la scomparsa dei sopravvissuti, questi numeri diventano importanti strumenti per assicurare che l’orrore dell’Olocausto non venga dimenticato.