Di Cornelius

Un simpatico assessore regionale della Giunta Storace, parliamo di vent’anni fa, per far capire in maniera rapida e brutale i problemi dell’approvvigionamento idrico della capitale diceva alla folla. State tranquilli, di acqua per Roma oggi ce n’è, l’acquedotto del Peschiera è quasi una groviera ma regge. Ma dobbiamo provvedere. E ricordatevi che ogni volta che tirate uno sciacquone si abbassa il livello del lago di Bracciano. E i romani si devono essere esercitati molto con gli sciacquoni,  visto lo stato preagonico di quel bacino, salvato a stento con interventi tampone negli anni scorsi.  Che si fa? Come al solito non ci si è pensato abbastanza quando la situazione non era drammatica. Oggi il Tevere è all’asciutto e lascia riemergere dal fondo i fantasmi del passato. Non c’è niente da fare? Chiudere i nasoni, poco meno di tremila? Dicono che non cambi niente. Chiudere le fontane, ridurre gli sprechi, i soliti consigli. La politica zoppica sempre e non è lungimirante, quando la natura, con i suoi macrofenomeni, infierisce, siamo nei guai. Il sindaco Gualtieri ha problemi seri, il caldo eccessivo finirà, verranno le bombe d’acqua, potrà tornare ad occuparsi delle altre grandi emergenze, ma alla fine non risolverà nulla. Abbiamo vissuto un paio di giornate di autentico terrore di fronte agli incendi che hanno colpito la capitale in più punti. Guarda caso quasi sempre vicino a campi rom, a insediamenti abusivi ignorati o tollerati. Qualcuno dovrebbe sottolineare questi particolari al sindaco.

Avete mai sentito parlare di prevenzione? Le fiamme non si sprigionano per caso, qualcosa o qualcuno le alimenta. Ma Roma non ha i mezzi, le risorse, le competenze per gestire tutto questo, e per gestirlo tutto insieme. C’è qualcosa che non va nei meccanismi decisionali, nella burocrazia amministrativa, è tutto troppo grande e complesso. Non basta un sindaco solo, si diceva, facciamo tanti minisindaci; è stato fatto, si è risolto in una tragi-commedia. Ci si interroga, perché in altre metropoli tutto più o meno funziona? Che cosa hanno che Roma non ha? Autonomia, risorse, uomini all’altezza? Sindaco dopo sindaco è sempre peggio, sono promesse e interventi tampone. E sempre tanta, tanta retorica. Traffico, rifiuti, degrado, mille altre emergenze che si sommano ad una realtà difficile per tutti. E mai una soddisfazione, una nota di speranza. Solo una tregua, ogni tanto. I romani non meritano qualcosa di più. Ma in cima al Campidoglio ci sono altri pensieri, l’Aula Giulio Cesare sembra a volte una sede decentrata di un Rotary.