Nessuno lascia il governo e nessuno pone condizioni, ma i leaders indossano l’elmetto. Il centro frena sul campo largo, i tentennamenti di quel che resta del M5s preoccupano Letta, Verdi e Sinistra Italiana si fanno avanti, Calenda si chiama fuori. A un passo dal caos

 

Di Francesco Vitale

 

Gigi di Maio ha fatto la mossa con tempismo perfetto o ha sbagliato completamente i tempi dello strappo? Interrogativo e risposta di scuola, quel che conta è che ha creato il caos, uno squilbrio pericoloso in seno al governo. Draghi è in giro per il mondo e probabilmente non ha nessuna v oglia di rientrare a Palazzo Chigi per mettere ordine tra gli alleati di governo. I tentennamenti del M5S preoccupano il Pd. Inquieta soprattutto l’ipotesi di un appoggio esterno, anche se Beppe Grillo sembra sia riuscito a scongiurarla, almeno per il momento. I dem continuano a garantire il sostegno convinto a Draghi e, in vista del 2023, a lavorare sulle proposte per il campo largo. Intanto, osservano con attenzione quel che succede nel Movimento. Anche l’ostentato silenzio sulle vicende interne agli alleati lascia trasparire che al Nazareno l’allarme c’è. I dem non credono che  il M5s pensi di ritirare il sostegno al governo ma, se dovesse accadere, è chiaro che si creerebbe un solco tra i due alleati e che la partnership, determinante in diverse situazioni nazionali e locali subirebbe un violento scossone. La profondità del solco dipenderà dalle mosse di Conte.
Il terremoto politico scuote il già poco lineare percorso per la costruzione del campo largo, lo schieramento progressista con cui Enrico Letta vorrebbe sfidare il centrodestra nel 2023. Carlo Calenda continua a dire che non ne farà parte. Anche Matteo Renzi ha sempre frenato, soprattutto in funzione anti-M5s. Certo, se Conte facesse fare al Movimento un passo indietro dal governo e si creasse una frattura col Pd, Italia viva potrebbe avere un motivo in più per dire sì al campo largo. Ma si tratta di scenari ancora troppo acerbi per costruirci sopra le strategie.
Alla compagnia si aggiungono Verdi e Sinistra Italiana, che hanno annunciato un’alleanza per il 2023. Contano ancora qualcosa? Il loro sguardo è rivolto esplicitamente al campo largo. A differenza di tutti gli altri, però, sono all’opposizione del governo Draghi. Insomma, Letta ha molto da cucire. La ricetta del Pd per tenere insieme tutti ha come ingrediente base il programma. Dicono sempre così quando non sanno che pesci pigliare. L’obiettivo è stilare una serie di punti su cui chiedere l’adesione di chi vuole starci: dall’ex Leu a Renzi, passando per Calenda, Conte, Di Maio. Un lavoro che prenderà le mosse dalle Agorà dem e che avrà come basi temi identitari, come l’europeismo, la difesa del lavoro, i diritti civili. Il lavoro vero e proprio comincerà nei prossimi mesi. Intanto occhi puntati sulle mosse del M5s. Programmi di medio termine. Ma ce ne sarà il tempo? Le probabilità che si finisca per improvvisare non sono poche.