Le cronache romane sono piene di racconti della realtà spettrale che si presenta ai pochi che per qualche motivo si trovano a dover (o a poter) attraversare le strade del centro, delle aree residenziali, di qualche periferia. Dà i brividi, fa impressione Roma ridotta così. Ma c’è anche una sorta di morboso compiacimento, che si mischia alla considerazione che ogni tanto tutto questo può essere utile o addirittura piacevole. Se a Venezia i canali sono tornati limpidi e sono tornati a guizzare i pesci nella capitale è sparito lo smog, il cielo è trasparente, l’aria è pulita. I romani godono o subiscono le comodità domestiche, l’interrogativo di fondo è: fino a quando? Ma se escono rischiano sanzioni serie. E per chi una casa non ce l’ha? Il coronavirus è anche un problema per le decina di migliaia di invisibili, di quella popolazione che sfugge alle statistiche e che vive ai ai margini della capitale, in rifugi i improvvisati, in campi abusivi, per strada. Le prime notizie hanno già fatto il giro del paese, i senzatetto possono e vengono multati perché non possono dimostrare una ragione obiettiva che li tenga per strada. Paradossi della giustizia amministrativa. Ma quanti  sono a Roma gli homeless, e quanti vivono negli angoli, nelle rientranze dei palazzi, avvinghiati a coperte lerce e ai cartoni? L’ordinanza parla chiaro, e c’è anche un obiettivo problema di salute pubblica, di rischio contagio. Il Campidoglio balbetta abbastanza in questo quadrante socio sanitario.Sono almeno  51mila  i senzatetto in tutta Italia, oltre 8.000 solo a Roma. Per loro il rischio coronavirus è solo un ulteriore disagio nella lotta quotidiana di chi non ha più nulla. Soprattutto non ha una casa dove andare quando – come in  questi giorni –  nel Paese vige l’imperativo ‘io resto a casa’. Gli stessi ostelli che li ospitano di notte non riescono a garantire la copertura necessaria. Per loro è complicatissimo, sono fuori dalle regole ma per loro non c’è una strategia. Quando capita vengono accolti  in strutture non idonee a garantire le distanze di sicurezza, non predisposte nemmeno per ospitare la gente h24; allora escono, ma in strada vengono fermati dalle forze dell’ordine” E’ il popolo degli invisibili, un pericolo per sé e forse per gli altri, in questo momento. Anche se non s può dire che siano i primi portatori di virus. I senza fissa dimora non sono untori. “L’idea dell’amministrazione capitolina in queste ore è quello di fare uno sforzo straordinario per trovare ripari, così da togliere dalla strada le persone che la vivono quotidianamente, ma non è cosi facile e comunque la Giunta Raggi non è affatto agile sul piano degli interventi nel sociale. Spiega il direttore della Caritas di Roma  don Ambarus che finora nessun contagio si è verificato tra  tra i senzatetto accolti in Via Marsala, dove c’è un presidio sanitario. I casi sospetti sono poi risultati negativi al tampone. Resta però che non hanno un posto adatto, o meglio lo spazio sufficiente, dove poter trascorrere la quarantena. “Io non posso assumermi la responsabilità – spiega ad Adnkronos  don Ambarus – di esporre 179 persone per tenerne uno” che ha sintomi sospetti o che dovrebbe stare in quarantena.”.
E questo è un problema aperto, sospeso. Almeno per quanto riguarda gli homeless c’è chi cerca di mapparli, di proteggerli. E gli altri, centinaia e centinaia di sbandati, quelli che si arrangiano, che compaiono all’alba ai semafori e scompaiono al tramonto?  E le schegge impazzite del mondo rom e similari, quelli che – come raccontiamo in altra parte del giornale – continuano indisturbati a frugare nei cassonetti? Gli invisibili sono tali anche davanti ai controlli, godono di una rara sorta di immunità, o di impunità che poi è lo stesso. Eppure  è indubbio che siano veicoli di microbi e di virus. Avranno sviluppati anticorpi, non c’è dubbio, ma se fossero contagiosi? Ieri nel primo pomeriggio in una strada abitualmente piuttosto frequentata ma nell’occasione pressoché deserta, si potevano contare forse una decina di persone – anziane – visibilmente appesantite dai sacchetti della spesa. Pochissime le macchine in circolazione. Ma ai semafori i soliti mendicanti con il bicchiere di plastica in mano. Particolare imbarazzante, i due nel nostro campo visivo avevano le mascherine….. Sullo sfondo due giovani rom con annesso carrello frugavano nei secchioni indisturbate. Ultimo elemento del quadro, ma non meno importante. In questa situazione di disastro, in questo clima di emergenza qualcuno ha ricominciato, chissà perché a dar fuoco ai cassonetti dell’Ama. Significa qualcosa?