E adesso Giorgia è in difesa

Nulla di irreparabile, ma una urgente presa di coscienza va fatta, prima che gli italiani cambino idea. Le Europee avevano segnalato una sostanziale tenuta del centro destra e una forte ripresa del Pd, le amministrative e i ballottaggi lasciano intravvedere un atteggiamento critico da parte degli italiani. E la situazione va governata prima che sia troppo tardi e prima che i malumori diventino dissenso. Poi ci sono le riforme, grosso rischio da gestire e indirizzare. Infine l’Europa, sotto diversi punti di vista. Le nomine, le poltrone per gli uomini della Meloni, i nuovi equilibri da valutare e assecondare o contrastare nel nuovo parlamento, le alleanze, la variabile Macron. Riuscirà la premier a tener testa a tutto questo?

 Di Guido….

L’appuntamento elettorale è concluso. Il polverone aleggia ancora nell’aria, ma c’è la lucidità sufficiente per tirare le somme e fare il quadro generale della situazione. Parliamo delle amministrative.  Il “campo largo” ha vinto, su questo non ci piove, la Schlein si è presa le sue soddisfazioni, il M5S è rimasto a metà del guado, anche se di fatto quasi in tutte le occasioni si è di fatto allineato. La Meloni e i suoi alleati hanno mancato gli appuntamenti più importanti, consegnando agli avversari Firenze, Bari, Perugia. C’è voluto tutto il prestigio di un personaggio come la Poli Bortone per portare a casa il Comune di Lecce congedando il sindaco uscente, Salvemini, amatissimo nel Salento. Perfino nel Lazio il centro destra ha regalato centri importanti come Civitavecchia. Tutto questo deve far riflettere. Prima la delusione alle elezioni europee dove Fratelli d’Italia ha perso il primato al Sud (nonostante il buon risultato generale), per colpa dell’autonomia regionale, a favore del Pd. Poi la batosta ai ballottaggi, in particolare nel MezzogiornoIl Sud è in rivolta e non a caso il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, ha intuito la rabbia degli elettori ed è uscito allo scoperto. Ora l’opposizione, in particolare Elly Schlein, si intesta la lotta popolare contro le riforme del governo con i referendum su autonomia e premierato, entrambi ipotizzabili nell’autunno del 2025.

Sull’autonomia il Pd ha praterie al Sud per conquistare nuovi voti, non solo ex M5S, mentre il premierato crea frizioni con l’Europa e in particolare con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La premier ha già messo le mani avanti dicendo che in caso di sconfitta al referendum costituzionale non si dimetterà, ma se dovessero esserci due botte pesantissime come il no all’autonomia e soprattutto al premierato, con una posizione di sostanziale isolamento in Europa e la procedura di infrazione che lega le mani al governo, i contraccolpi politici sullo stesso esecutivo sarebbero potenzialmente devastanti. Per la maggioranza si apre un anno e mezzo di grandi fibrillazioni, interne, ed esterne con Bruxelles e Quirinale.

Riassiumiamo. Ancora nulla di irreparabile, ma una urgente presa di coscienza va fatta, prima che gli italiani cambino idea e si lascino prendere dagli slogan della leader del Pd. Le Europee avevano segnalato una sostanziale tenuta del centro destra e una forte ripresa del Pd, le amministrative e i ballottaggi lasciano intravvedere un atteggiamento critico da parte degli italiani. E la situazione va governata prima che sia troppo tardi e prima che i malumori diventino dissenso. Poi ci sono le riforme, grosso rischio da gestire e indirizzare. Infine l’Europa, sotto diversi punti di vista. Le nomine, le poltrone per gli uomini della Meloni  in Europa, i nuovi equilibri da valutare e assecondare o contrastare nel nuovo parlamento, le alleanze, la variabile Macron. Riuscirà la premier a tener testa a tutto questo?