Ancora in piena bagarre Coronavirus  la politica prende il sopravvento. Sfiduciata dalla sua maggioranza la presidente del VI Municipio, fedelissima della Raggi. E Crimi, il leader nazionale del Movimento “squalifica” i ribelli. Campidoglio in difficoltà con la fase due, gli assessori girano a vuoto. E ogni tanto volano gli stracci

 

Di Giulio Terzi

Lasciamo da parte la questione Covid. Nella testa dei romani l’emergenza è finita e resta la paura di ritrovarsi oggi una città desertificata e domani una crisi economica senza ritorno aggravata magari da una pandemia-bis. Il contagio resta basso, poco più di 2600 positivi, con il punto più alto nel VII Municipio.  Ma il virus che intossica il M5S e fa perdere la lucidità al sindaco Raggi è a rilascio immediato. Gli assessori al Bilancio e al Personale,  Lemmetti e De Santis mostrano grande professionalità e tengono il punto, ma gli altri brancolano nel buio alle prese con  la rivolta dei ristoratori e degli  esercenti, con una gestione della viabilità che li vede perdenti in partenza,  veri e propri dilettanti allo sbaraglio. Codivirus tiene ancora bloccata la città per qualche giorno e tutto sommato svolge un ruolo cruciale: tutto è congelato, aiuti finanziari, buoni pasto, ricoveri d’emergenza per chi ha problemi di casa, assistenza ai disabili e agli anziani, i problemi restano in stand by e i dirigenti possono cercare di abborracciare qualche situazione. Praticamente caos totale, e ogni tanto  volano gli stracci, racconta “Radio Fante”
Il Movimento era di lotta ma non è di governo e si vede, i romani hanno giocato una scommessa pericolosa e oggi ne pagano le conseguenze con una decina di municipi sgovernati, incapaci di gestire le emergenze locali e per programmare le iniziative che servono, qualcuno addirittura in rivolta. Ci sono delle donne di polso, al comando, ma capita che le loro maggioranze remino contro, le sfidino apertamente, paralizzino  l’attività municipale, con comprensibili riflessi sulla vita quotidiana del territorio.  La Raggi media, interviene, fa finta di niente, l’opposizione resta seduta sugli argini del fiume, aspetta che passino i cadaveri degli avversari e i cittadini, sullo sfondo, si interrogano su cosa votare tra un anno, alle prossime comunali. In questi giorni si è consumato lo strappo al VI Municipio, i consiglieri grillini hanno definitivamente sfiduciato la loro presidente. Laura Della Casa (“molto social ma poco sociale”, all’interno del parlamentino di via Tiburtina 1163 si sono avvicendati 11 assessori).  La Della Casa è una fedelissima della Raggi, che del resto è già pronta ad accoglierla al suo fianco con un altro incarico.
Il sindaco in sostanza ha già scelto da che parte stare, ma se la base grillina è in rivolta qualche motivo ci sarà. Sono strane dinamiche quelle che si agitano all’interno del Movimento, nato come rivoluzionario e venato di fortissime connotazioni ideologiche. Capiamoci,  la maggioranza grillina del VI Municipio ha votato compatta, senza esitazioni contro il suo minisindaco, facendole delle contestazioni dirette e pesantissime. Una sorta di rivolta contro una specie di dittatore, da quello che è sembrato di capire. Ma il Movimento, quello nazionale, con la M maiuscola, non ha gradito affatto, ed anzi  è intervenuto a gamba tesa. L’atto d’accusa non è piaciuto (ma forse non lo ha neanche capito fino in fondo)  a Vito Crimi, capo politico del Movimento nazionale. Che ha subito rifilato ai ribelli due schiaffoni. Dal blog delle stelle, infatti, un post scriptum a margine di una nota riguardo le sanatorie che recita: “I consiglieri del Municipio IV di Roma che hanno presentato una mozione di sfiducia al presidente del municipio del M5s sono sospesi con decorrenza immediata dal M5s e nei loro confronti è stato avviato un procedimento disciplinare”. Oggi il Movimento è sotto schiaffo anche nel consiglio della Città Metropolitana, dove  l’opposizione si fa sentire ora in maniera molto più aggressiva che in passato. Che ne pensa Virginia Raggi?