Salute mentale a rischio, il paese è fuori controllo. Troppa violenza, di gruppo, di coppia, troppi morti senza un perché. Ogni giorno un omicidio, una rissa, non c’è porzione d’Italia che sia immune da questa ondata di follia. E’ un massacro. Il valore della vita è crollato. E nessuno sembra in grado di porre un argine alla situazione. Non la politica, non l’amministrazione dello Stato. In molti caso il peggio si sarebbe potuto scongiurare, se solo funzionasse quella rete di prevenzione e di controllo, puramente virtuale, che passa attraverso forze dell’ordine, servizi sociali, centri di igiene mentale

Di Giovanni Tagliapietra

Stiamo toccando il fondo, l’Italia è fuori di testa e non per il caldo ma perché per mille motivi e concause stiamo perdendo il controllo della nostra quotidianità. La nostra salute mentale è a forte rischio, lo abbiamo scritto più volte su queste pagine ma non esiste neanche una remota possibilità che qualcuno prenda in mano la situazione e inverta la rotta. Le cronache di queste ore, di questi giorni, sono impressionanti, con una varietà raccapricciante di temi. Ci sconvolgiamo per l’episodio di Civitanova Marche, ma anche per
quello di Riccione, con le due sorelline sotto il treno. Ma anche per la bambina salvata in extremis dopo essere lasciata sola in macchina sotto il sole dai genitori. Un’altra bambina è stata lasciata morire da sola di stenti in casa. Pochi femminicidi in queste ultime ore? E’ un caso. Ma nel contempo si segnalano risse assurde in ogni angolo del paese. Risse violente, di giovani e giovanissimi. Ci scappa anche il morto, qualche volta, ma è la continuità degli episodi che impressiona, da Roma a Milano, da Reggio Calabria a Tropea a Gallipoli. Sono giovani, sfogano rabbia e frustrazione. E chissà cos’altro.
Troppa violenza, di gruppo, di coppia, troppi morti senza un perché. Ogni giorno un omicidio, una rissa, non c’è porzione d’Italia che sia immune da questa ondata di follia. E’ un massacro. Il valore della vita è
crollato. E nessuno sembra in grado di porre un argine alla situazione. Non la politica, non
l’amministrazione dello Stato, incapace di mettere in atto politiche di prevenzione e di contrasto, di controllo, di gestione di una emergenza che si è fatta quotidiana. Sono effetti perversi del post- covid, della mancata integrazione di centinaia di migliaia di immigrati, della disoccupazione, della diffusione di droghe pesanti e leggere, di generazioni di immaturi che nessuno ha formato fino in fondo e di adulti, uomini e donne, insoddisfatti e frustrati? Tutto questo insieme, probabilmente, e il mix è esplosivo.
In molti casi il peggio si sarebbe potuto scongiurare, se solo funzionasse quella rete di prevenzione e di controllo, puramente virtuale, che passa attraverso forze dell’ordine, servizi sociali, centri di igiene mentale. E su questo si dovrebbe aprire una riflessione. Che gli italiani abbiano i nervi a pezzi, che in molti casi la salute mentale individuale e collettiva vacilli non è un’idea buttata lì. Ci sono studi e riscontri oggettivi e c’è anche una messe di dati che inquadra la pochezza della risposta istituzionale a questa emergenza umana e sociale. Non ci sono strutture capaci di monitorare le situazioni a rischio, nemmeno
quelle identificate con chiarezza. Non esiste una rete di controllo a maglie strette che controlli e segnali ogni tipo di anomalia, in famiglia, a scuola, sul posto di lavoro, nei luoghi deputati alla socialità. Non ci sono collegamenti tra i diversi settori, scuole, forze dell’ordine, comunità sportive di ogni genere, ma anche uffici del settore socio sanitario, centri di igiene mentale, Asl, ospedali.
Non c’è filtro e non c’è processo di catalogazione e di archiviazione. Impossibile intervenire. Quanti mariti e moglie disperati e soli uccidono il coniuge malato? Ma ci sarà pur qualcuno al corrente di certe situazioni, in grado di monitorare di surrogare. E il caso di Civitanova è paradigmatico. Sapevano in molti che l’assassino (si può chiamare diversamente?) era fortemente a rischio per sé e per gli altri. Non possono cadere dalle nuvole. Qualcuno si è assunto la responsabilità dell’accaduto? Non sembra. E’ più facile inorridire di fronte
agli scriteriati che filmano l’episodio senza intervenire e buttarla sul razzismo e sulla politica. Costa meno fatica