L’ordine dei medici scrive a Raggi e Zingaretti. “Ecco le condizioni per la Fase 2”, un decalogo con le regole sanitarie ideali. E sia chiaro, senza protezioni adeguate non si può rendere obbligatorio nulla.

 

Di PAOLO DORDIT

L’Italia è uno strano paese e Roma ne è la degna capitale. Si discute, si prende tempo, ci si divide tra dichiarazioni solenni, comunicazioni a mezza bocca e frettolose marce indietro. L’argomento è l’unico che interessa tutti, ma proprio tutti. I romani sono stati incredibilmente disciplinati ma non ne possono più e vogliono sapere come e quando potranno uscire. La Raggi si perde in mille sogni, Zingaretti pontifica e poi lascia al fido assessore D’Amato il compito di tirare le fila del discorso. Ma c’è il grosso problema delle Rsa che preoccupa e toglie serenità ad un ambiente che la stava appena ritrovando. La gente preme, le categorie produttive premono, ma indicazioni chiare, precise  non ci sono e gli scienziati sono divisi. E le protezioni, e le mascherine. A Roma si uò gradualmente riaprire?  L’Ordine dei medici  fin qui è stato sempre tenuto fuori dai giochi e dalle decisioni. Che ha subito. Se Pier Luigi Bartoletti, leader dei medici di base è impegnato a supportare i medici dello Spallanzani nelle verifiche sul territorio il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, il più numeroso e potente d’Italia prende carta e penna e scrive al sindaco Raggi e al governatore Zingaretti.  A Roma si può riaprire gradualmente ma con una serie di condizioni. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di esporsi e dire le cose con chiarezza. Antonio Magi mette nero su bianco le regole sanitarie ideali, che partono da un elemento: senza mascherine disponibili non si può rendere obbligatorio nulla.

“Bisognerà partire dall’uso obbligatorio dei dispositivi per tutti quanti, quali mascherine chirurgiche, quelle vere, e guanti assieme al gel igienizzante, ormai lo sappiamo, che dovranno far parte del nostro quotidiano e bisognerà quindi provvedere già da adesso a un rapido e massivo approvvigionamento per evitare, in questa fase, di farci trovare impreparati (non si può applicare l’obbligo senza avere a disposizione quanto si vuole rendere obbligatorio)”.

– “Confermato il rispetto del distanziamento sociale nei luoghi di lavoro e nei locali pubblici, con accesso contingentato, e bisognerà ove possibile attivare sempre di più lo smart working per il più alto numero possibile di dipendenti, per ridurre persone circolanti e aggregazioni nei posti di lavoro”, elenca Magi.

– Bisognerà obbligatoriamente prevedere l’uso di termoscanner all’ingresso e all’uscita delle stazioni ferroviarie e delle metropolitane nonché nei centri commerciali e negli uffici pubblici/privati così come nelle aziende del nostro territorio e si dovrà subito prevedere la presenza di personale medico e sanitario di riferimento, nelle aziende, meglio se medici del lavoro e che, in caso di necessità, operi da filtro, ed applichi i protocolli sanitari previsti isolando il paziente positivo ed attivando il triage”.

– Centri commerciali e outlet: “Sarebbe opportuno, oltre ai termoscanner agli ingressi, prevedere dei meccanismi tipo ‘salta coda normalmente utilizzati dai turisti di tutto il mondo e attualmente in fase di sperimentazione in alcune catene di distribuzione alimentare del Nord Italia. Attraverso un’App – approfondisce Magi – si potrà prenotare il giorno e l’orario per recarsi in questi posti. L’accesso sarà consentito fino a un certo numero di ingressi evitando pericolose concentrazioni di persone. Anche in queste aree sarebbe opportuno prevedere spazi da adibire ad ambulatori con personale dedicato”.

– “Il tracciamento epidemiologico, attraverso tamponi ed in questa fase anche i test seriologici, per capire l’andamento del contagio e permettere la circolazione ed il lavoro nella massima sicurezza possibile. Quindi capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test (almeno nell’ordine di molte migliaia a settimana) nella popolazione generale asintomatica, con rapidissime procedure di autorizzazione da parte delle istituzioni deputate da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici”.

Quanto al rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, per l’Ordine dei medici potrà avvenire “sotto forma di centri periferici di monitoraggio a diffusione capillare sul territorio e con messa a punto di sistemi di ‘epidemic intelligencè, che rilevino precocemente ogni segnale di accensione di focolai epidemici”, scrive Magi che chiede anche di «potenziare e attivare unità mobili di pronto intervento al fine di agire prontamente nel caso si individuassero possibili focolai. Intendiamo medici Covid-19 territoriali”.

Importante e decisivo per Omceo Roma, “il potenziamento della sanità territoriale, in particolar modo mediante équipe sanitarie di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali e personale infermieristico e della riabilitazione per la gestione di malati cronici e anziani anche per attività domiciliare”.

Si aprirà quindi, conclude Magi, «con i giusti tempi e accortezze una ‘nuova normalità’ tra dispositivi e regole. Questa fase due, che purtroppo non possiamo prevedere quanto durerà, dovrà evitare di farci impantanare nelle sabbie mobili a causa di una iper-regolamentazione e quindi poche, chiare e semplici regole, facili da comprendere e da rispettare. Bisognerà evitare norme contrastanti e aperte all’interpretazione”. Tutto chiaro? Resta da vedere come la penseranno Raggi e Zingaretti e come tutto questo verrà reso omogeneo alle decisione prese nel resto del paese