I lettori denunciano, il sistema si arrampica sugli specchi . Cartelle pazze o mosse deliberate? L’ufficio canone Rai sta inviando da un po’ di tempo richieste doppie di pagamento agli stessi indirizzi. Ma la bolletta per una casa  è una.  Eppure il dirigente che firma la lettera sembra saperla lunga, fa accenno a degli archivi in suo possesso, che evidentemente ha non ha controllato. Prima di far passare un cittadino onesto a evasore fiscale incallito non sarebbe più sensato effettuare controlli accurati?

Di Giuseppe Cecchini

Dobbiamo ammetterlo, fa impressione ricevere una comunicazione dalla Agenzia delle Entrate. Il senso di inquietudine scatta immediato, il Fisco non perdona, non è tuo amico. Poi uno apre la busta e scopre che si tratta di una comunicazione, fredda ma sufficientemente minacciosa, per il mancato pagamento del canone Rai.  Il lettore si stupisce, poi si indigna. Il gabelliere non chiede spiegazioni ma accusa deliberatamente l’intestatario dell’appartamento di evadere il canone, non solo lui, intendiamoci, per non sbagliare tiro accusa anche tutto il nucleo famigliare di non averlo fatto. Questo in premessa. Anche il logo in alto a sinistra della lettera è ambiguo e mette paura, ansia, terrore: non scrivono più Ufficio canone Rai, viale Mazzini, 20 Roma. No! Pare che l’ufficio canone sia inglobato dentro il fisco: ovvero, è diventato tutt’uno con l’Agenzia delle Entrate.

Il tenore è questo: «dai nostri archivi non risulta che lei o un componente del suo nucleo famigliare abbia provveduto al pagamento del canone dovuto per gli anni x e y». Sarebbe curioso sapere a quali “archivi” si riferisce il capo ufficio canone tv ma soprassediamo in questa sede.

Il canone di cui si chiede il pagamento è invece imposto nella bolletta elettrica e liquidata puntualmente alla scadenza. Solo che l’intestatario è il padre dell’erede. Quante utenze in Italia sono ancora intestate a genitori o parenti defunti che per comodità gli eredi, in genere,  non vanno a volturare. Sono sicuramente milioni di famiglie.  E il nostro lettore ricorda di aver spiegato e rispiegato la cosa a Torino. Ma quando la pratica passa alla Agenzia delle Entrate si entra nel meccanismo del tritacarne burocratico. Si passano giornate a spiegare al numero verde 800.938.362 e poi a scannerizzare, firmare documenti da inviare con la posta certificata. In pochi possono di permettersi di rispondere con gli strumenti di un vero e proprio ufficio all’armata del fisco. Molti cittadini, è evidente,  si dovranno rivolgere ai commercialisti, ai caf e pagare la consulenza di tasca propria un errore della dirigenza dell’ufficio canone Tv. E’ giusto?

Il dirigente che firma la lettera sembra saperla lunga, fa accenno a degli archivi in suo possesso, che evidentemente ha non ha controllato. Prima di far passare un cittadino onesto a evasore fiscale incallito non sarebbe più sensato effettuare controlli accurati? Lo stesso cittadino non può certo mettersi a denunciare Fisco e Rai per diffamazione. Dicono – come se fosse una attenuante – che tutto viene fatto da sofisticati sistemi automatizzati, che ovviamente non ragionano. Un rapido aggiornamento sul web consente di accertare che di vittime come questo cittadino/ lettore ce ne sono tante, e che con tanta rabbia dentro molti aprono complicati contenziosi con la Rai. Due fratelli di Avezzano hanno la palma di primi della classe in questa crociata, vivono nello stesso appartamento, si vedono arrivare due comunicazioni dell’ufficio canone tv in tandem con l’Agenzia delle Entrate. Come se per legge – che non esiste –  dovessero pagare due canoni. Incredibile ma vero, allo sportello dell’ufficio competente, quello fiscale, si sono sentiti dire che è tutto regolare, devono pagare un solo abbonamento. La Rai, servizio pubblico, offre dei prodotti mediamente discutibili che il fruitore, il cittadino che paga (costretto) il canone, deve accettare a scatola chiusa, senza poter esprimere desiderata e preferenze. In un mercato libero, l’abbonamento Rai è un sistema obsoleto che serve a fare cassa con una tassa odiata dai cittadini. Peraltro molto difficile da bypassare perché imposto su un contratto elettrico che tutti sottoscrivono. Ma chi controlla i controllori che sbagliano a controllare?