Grandi manovre per il ballottaggio, ufficialmente niente patti dichiarati né apparentamenti Difficile convincere in pochi giorni chi ha disertato le urne per protesta contro la politica. Destra e sinistra, a questo punto saltano gli schemi: i grillini, rimasti orfani, finiranno per votare Gualtieri? E i seguaci moderati e borghesi di Calenda sceglieranno Michetti? Le proiezioni sulla composizione e sulle  dinamiche della prossima assemblea capitolina. Il M5s avrà solo 4 o 5 seggi, il leader di Azione 6 o 7

 

di Giulio Terzi

Una decina di giorni per riposizionarsi, per cercare ad uno ad uno gli indecisi, per fare patti non dichiarati, accordi, per trovare la via maestra che porta al Campidoglio. E’ tutto scontato, tutto già deciso? Forse.  Lasciamo da parte le dichiarazioni roboanti e gli impegni presi in pubblico, quel no urlato agli apparentamenti. Nessuna dichiarazione di voto, l’appello agli elettori verrà più avanti. E’ ovvio che buona parte dei grillini delusi deciderà di scegliere il candidato di sinistra Gualtieri, e sarebbe quasi fatta per l’ex ministro. Del resto Pd e Cinque Stelle sono alleati in diversi contesti, anche al governo, non ci sarebbe nulla di strano se, rimasta fuori la Raggi, puntassero sul male minore. Un tweet di Virginia sarebbe sufficiente? Ma il cuore gioca brutti scherzi e a Roma sembra che  i due partiti alleati giochino in campo neutro; Raggi e Zingaretti se le sono suonate di santa ragione, Conte mantiene una certa equidistanza.  Come andrà a finire? Un grosso punto interrogativo. E Calenda che fa? Altra grossa incognita. E’ uomo di sinistra, un borghese illuminato, un politico indipendente? E i suoi elettori? Dicono che ha raccolto voti da ogni parte, che molti moderati e borghesi hanno barrato il suo simbolo. Gente che non andrebbe mai a votare Pd .Andranno da Gualtieri?  Forse. O forse no. Per l’elettorato di Calenda non c’è disciplina di partito,  se i suoi elettori avessero avuto un feeling particolare con il Pd lo avrebbero dimostrato direttamente. E in Campidoglio con la sua pattuglia di consiglieri Calenda potrebbe anche giocare il ruolo di guastatore.  E’ un altro punto interrogativo nello scenario di questo ballottaggio, una grossa incognita che, ovviamente, può determinare il successo di uno o dell’altro candidato. E con gli astenuti come la mettiamo? Quella metà dell’elettorato che non è andato a votare avrebbe  dei motivi particolari per scegliere Michetti o Gualtieri? I due personaggi non attirano simpatie particolari, non hanno appeal, non hanno saputo strizzare l’occhio nel modo giusto a quella o a quell’altra categoria.  Cosa possono fare i due candidati per convincere una fetta consistente di elettori recalcitranti a recarsi alle urne? A questo punto ben poco. L’incertezza regna sovrana. Certo non  può finire in parità e in ogni caso i romani avranno un sindaco e una maggioranza che nel bene e nel  male avranno determinato.
Secondo passaggio di riflessione. L’assemblea di Aula Giulio Cesare. Centinaia di candidati, decine di liste, ma solo quattro schieramenti faranno parte del nuovo consiglio comunale e daranno vita ad una maggioranza e ad una opposizione:  centrodestra, centrosinistra, M5s e Calenda (la cui lista è la prima per numero di preferenze). Quel che è certo è che non si ripeterà la maggioranza bulgara del 2016, pari a 29 consiglieri. I grillini non andranno oltre i 4 seggi.  Attenzione ai  numeri. Se dovesse vincere il dem Roberto Gualtieri le 48 poltrone sarebbero così suddivise: 18 consiglieri del Pd formerebbero la maggioranza di centrosinistra insieme ad altri 5 della Lista civica, 2 di Sinistra Civica Ecologista, 2 di Roma Futura, uno di Demos e uno di Europa Verde. In questo caso l’opposizione sarebbe costituita da 9 seggi assegnati al centrodestra (6 a Fratelli d’Italia, 2 alla Lega e uno a Forza Italia – Udc), 6 alla lista Calenda, 5 a quelle in sostegno della sindaca uscente (4 al M5s e uno alla civica). L’opposizione di centro destra, in sostanza, sarebbe minoritaria. Da notare che in questa ipotesi, i forzisti scomparirebbero dal consiglio comunale: ad entrare sarebbe infatti Marco Di Stefano, esponente dell’Udc.
In caso di vittoria del candidato di centrodestra Enrico Michetti, invece, i 29 seggi che costituiscono la maggioranza sarebbero così ripartiti: 17 consiglieri di FdI, 6 della Lega, 3 di Forza Italia, 2 della Lista Michetti e uno di Rinascimento. Per quanto riguarda i rimanenti 19 seggi dell’opposizione, 7 andrebbero alla Lista Calenda, 7 al centrosinistra (6 al Pd e uno alla Lista Gualtieri), 5 alle liste a sostegno di Raggi (4 al M5s e uno alla Lista Raggi). Più facile vederli uniti contro il sindaco di centro destra. Nel lavoro quotidiano d’aula – le cronache lo hanno più volte dimostrato, queste dinamiche numeriche possono avere una importanza decisiva.