Quasi un anno di governo, cresce il disagio tra Giunta e maggioranza. A Roma tira brutta aria e i problemi aumentano. Sindaco sotto il” fuoco amico”, i consiglieri dem contestato la mancanza di dialogo e di confronto. La città cade a pezzi, l’azione del Campidoglio non crea consensi e le regionali  imminenti gravano come un incubo sulle spalle del Pd.  Rimpasto? Forse, chissà. E il segnale di aumentare le deleghe agli assessori più contestati non è gradito

 

Di Paolo Dordit

 A Roma tira brutta aria e i problemi aumentano, si sognano i grandi lavori del Giubileo e dell’Expo ma intanto non funziona quasi niente, nessuno vigila, controlla, governa. Ordine pubblico, traffico, degrado. Si stava peggio un anno fa? Domanda imbarazzante. Il distacco tra sindaco, giunta e maggioranza dem cresce,  nonostante le dichiarazioni rassicuranti che vengono dal gabinetto del sindaco e dall’Aula Giulio Cesare. Così non si governa, c’è una mini fronda Dem in Consiglio che chiede confronto e dialogo. Che evidentemente mancano. Gelo polare o quasi, sicuramente crescente disagio a quasi un anno dall’inizio della consiliatura. Si avvicina “il tagliando” del primo anno di governo della città e le cose non vanno bene, anzi, per certi versi è quasi peggio di prima, quando attribuire ogni problema alla incapacità di governare dei grillini era lo sport preferito di tutti. La scorsa settimana il sindaco, Roberto Gualtieri, ha incontrato su loro richiesta i consiglieri per affrontare con estrema franchezza una serie di questioni, tra cui la difficoltà dei rapporti tra giunta e assemblea capitolina. Non è andata bene. Si rimprovera a Gualtieri di rimanere chiuso, blindato nel suo studio ( l’unico interlocutore riconosciuto sembra essere Claudio Mancini, parlamentare appena rieletto) e agli assessori di non essere in grado di fare cambiare marcia alla città. Non c’è più il muscolare Albino Ruberti a strattonare i facinorosi, a intimorirli. E la tensione cresce. C’è chi dice che la città stia cadendo a pezzi nell’indifferenza generale; quel che è certo è che l’azione del Campidoglio non crea consensi e le regionali  imminenti gravano come un incubo sulle spalle del Pd.  Rimpasto? Forse, chissà. E il segnale di aumentare le deleghe agli assessori più contestati non è gradito. Lucarelli e ….. ringraziano, ma pare che ci siano alcuni dem trombati alle politiche che chiedano insistentemente un assessorato per riposizionarsi. Beghe interne di partito, ma il Campidoglio non è Largo del Nazareno, è la casa dei cittadini romani che chiedono rispetto e capacità di governo prima di tutto. Gualtieri ha promesso dialogo, ma non è convincente e un’ala del Pd capitolino riconducibile in qualche modo a Enrico Letta non sembra disposto a subire passivamente. I consiglieri non toccano palla e si prendono le critiche dai cittadini, così non va. Il già citato Mancini, che fa e disfa a suo piacimento sembra sempre più lontano dall’asse che fin qui ha rappresentato l’equilibrio, la quadratura del cerchio all’interno del Pd capitolino, quella della coppia Zingaretti-Bettini. Ma il primo sembra aver accolto come una liberazione la nomina in  Parlamento e il secondo vede appannato il suo appeal di grande manovratore.
Della città e dei suoi problemi sembra interessi poco, a livello di dibattito politico, rappresentano anzi quasi un fastidio. Non suoni come un’offesa ai romani, ma le questioni cogenti da risolvere in seno al partito sembrano essere più legate alla

successione ad Andrea Casu, neo eletto in Parlamento, per la segreteria romana dei dem. Che si fa? Se ne discuterà fino al congresso, e attenti a non mischiare il problema con  le nomination per le Regionali. Tra i nomi che circolano, quello dell’attuale capogruppo in Aula, Valeria Baglio, che potrebbe liberare un posto spendibile per riequilibrare i pesi tra le correnti. Ecco, la guerra per le poltrone è più interessante. E a proposito delle elezioni anticipate in Regione è tutto da valutare il posizionamento del partito. Calenda, i cinque stelle, una nuova edizione di “modello Lazio”? Sono interrogativi sofferti. Rifiuti, traffico, degrado, movide violente? Dopo, più tardi. In Campidoglio ci sono altri problemi da risolvere