Un’intesa tra Stati Uniti e Iran non è mai sembrata così vicina. Nelle ultime ore si sono intensificati i contatti diplomatici a Teheran, dove sono arrivati diversi mediatori internazionali con l’obiettivo di definire una prima bozza di accordo destinata ad aprire la strada a negoziati più ampi e a una possibile intesa definitiva.

Tra i protagonisti della mediazione c’è il Pakistan, considerato centrale nei colloqui tra Washington e Teheran. Il capo dell’esercito pachistano, Asim Munir, è giunto nella capitale iraniana per incontrare i vertici della Repubblica islamica, mentre anche il Qatar ha inviato una delegazione negoziale per contribuire a sbloccare le trattative.

Nonostante il clima di cauto ottimismo, sia gli Stati Uniti sia l’Iran mantengono prudenza. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha parlato per il secondo giorno consecutivo di “lievi progressi” e di un “leggero miglioramento” nei colloqui, sottolineando però che resta ancora molto lavoro da fare. Rubio ha inoltre invitato gli alleati occidentali a preparare un “piano B” nel caso in cui l’Iran decidesse di non riaprire completamente lo Stretto di Hormuz o imponesse restrizioni alla navigazione.

Anche Teheran evita dichiarazioni definitive. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha spiegato che non si può ancora parlare di accordo imminente, pur confermando l’intensificazione dei contatti diplomatici con i mediatori pachistani.

Secondo indiscrezioni diffuse dai media arabi, una bozza preliminare dell’intesa sarebbe già pronta. Il documento prevederebbe il cessate il fuoco immediato, la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico, oltre a una graduale revoca delle sanzioni statunitensi contro Teheran. Resterebbero però esclusi, almeno in questa fase, i temi più delicati legati al programma nucleare iraniano e ai missili balistici, rinviati a successivi negoziati.

La questione dello Stretto di Hormuz continua infatti a rappresentare uno dei punti più sensibili della crisi. Rubio ha definito “inaccettabile” qualsiasi ipotesi di pedaggio o limitazione imposta dall’Iran sul traffico marittimo, avvertendo che un precedente simile potrebbe avere ripercussioni su altre rotte strategiche mondiali.

Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l’Iran “vuole disperatamente raggiungere un accordo”, lasciando intendere che la finestra diplomatica resti ancora aperta.

Parallelamente, però, la tensione militare nella regione rimane alta. Media israeliani riferiscono che Teheran potrebbe valutare un attacco preventivo con missili e droni contro Israele e alcuni Paesi del Golfo nel caso in cui i negoziati dovessero fallire. Le forze armate israeliane avrebbero già intensificato il coordinamento operativo con gli Stati Uniti per monitorare eventuali movimenti sospetti.

A complicare ulteriormente il quadro regionale contribuiscono anche le violenze nel sud del Libano, dove un raid israeliano ha provocato sei vittime, tra cui due soccorritori e una bambina. Un episodio che conferma quanto il Medio Oriente resti in equilibrio precario, nonostante i segnali di apertura diplomatica tra Washington e Teheran.