Teheran ha lanciato ufficialmente il missile balistico “Soleimani”, capace di superare i sofisticati sistemi di difesa israeliani, inclusi quelli di ultima generazione come il Thaad. Il nuovo ordigno, presentato pubblicamente a maggio 2025 e già al centro della recente escalation militare tra Iran e Israele, prende il nome dal generale Qassem Soleimani, ucciso nel 2020 da un drone statunitense.

Il “Soleimani” è un missile balistico a medio raggio con gittata di circa 1.200 km, alimentato a combustibile solido e dotato di avanzati sistemi di navigazione e resistenza alla guerra elettronica. L’Iran ne aveva mostrato una prima versione già nel 2020, ma solo di recente ne ha perfezionato le capacità offensive. Secondo i vertici militari iraniani, il missile sarebbe in grado di colpire con precisione sia obiettivi israeliani sia basi statunitensi in Medio Oriente.

Nell’ultimo conflitto tra Israele e Iran, i missili “Soleimani” sono riusciti a penetrare i quattro livelli di difesa aerea israeliani, inclusi i noti sistemi Iron Dome, David’s Sling, Arrow e, soprattutto, il sofisticato Thaad, di fabbricazione americana. Quest’ultimo rappresentava finora l’ultima linea di protezione contro attacchi balistici e venne fornito a Israele dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

L’efficacia del missile iraniano ha sollevato grande preoccupazione a Tel Aviv: è la prima volta che un’arma riesce a bucare l’intero sistema difensivo israeliano. Tuttavia, non è chiaro quanti esemplari del “Soleimani” l’Iran abbia effettivamente a disposizione. Alcuni analisti suggeriscono che il numero potrebbe essere limitato, considerato l’uso ancora contenuto dell’arma.

Sui social, il regime iraniano ha subito celebrato il successo del nuovo missile, alimentando la propaganda interna e internazionale. Ma per Israele, e per l’intero equilibrio del Medio Oriente, si tratta di un allarme concreto che potrebbe segnare un cambio di scenario nella capacità offensiva iraniana.