Dure reazioni in Israele contro Naza, il documentario premiato alla Mostra del Cinema di Venezia e costruito sulle testimonianze anonime di membri dell’esercito e dell’intelligence israeliani riguardo alle operazioni militari a Gaza.
Il primo ministro Benyamin Netanyahu ha definito il film “sconvolgente”, sostenendo che accuse di questo tipo, provenendo dall’interno dello stesso Paese, siano intollerabili. Anche il capo di Stato Maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, ha parlato di un tentativo deliberato di mettere in discussione la legittimità dell’esercito e dello Stato di Israele, annunciando l’intenzione di reagire attraverso strumenti legali, militari e di comunicazione pubblica.
Zamir ha quindi disposto l’apertura di un’indagine, affidando al procuratore generale militare il compito di valutare eventuali iniziative giudiziarie legate al film e ai soggetti coinvolti. Tra gli aspetti da verificare figurano anche la possibile diffusione non autorizzata di informazioni e materiale classificato utilizzato nella realizzazione del documentario.
Il titolo Naza richiama un acronimo militare ebraico traducibile come “danno collaterale”. Il film raccoglie testimonianze anonime provenienti dall’interno dell’apparato militare e di intelligence israeliano e, secondo i vertici dell’Idf, riprenderebbe narrazioni ostili nei confronti dello Stato di Israele.
Le polemiche sono esplose dopo il successo ottenuto a Venezia, dove il documentario ha ricevuto il premio speciale della giuria ed è stato accolto da una lunga standing ovation. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha attaccato duramente i registi Rachel Szor e Yuval Abraham, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha chiesto per loro la revoca della cittadinanza israeliana.
La società produttrice Guardian News and Media ha invece difeso il lavoro, definendolo il risultato di oltre tre anni di giornalismo d’inchiesta e annunciando che si opporrà a qualsiasi tentativo di censura o intimidazione nei confronti del film e dei suoi autori.










