Israele ha varato un governo di emergenza nazionale, unito in una scelta obbligata data la situazione al confine con il Libano, che sta scivolando verso un conflitto aperto con Hezbollah. L’obiettivo principale rimane Gaza, dove gli attacchi aerei incessanti colpiscono sia le strutture strategiche di Hamas che i suoi leader. Recentemente, la famiglia di Mohammed Deif, leader militare di Gaza, è stata uccisa in un raid aereo. Gaza è anche rimasta al buio a causa della mancanza di carburante per la centrale elettrica, tagliata da Israele. Gli attacchi aerei intensi sembrano preparare il terreno per un’operazione terrestre, con le forze armate israeliane che dichiarano di essere “pronte”. Finora sono stati colpiti oltre 2.600 obiettivi.

Da parte di Gaza, il lancio di razzi si è intensificato, con oltre 5.000 razzi impiegati finora. Questi missili hanno raggiunto non solo le comunità vicino a Gaza ma anche città come Ashkelon e persino l’area centrale di Israele, inclusa Tel Aviv, e il Ben Gurion International Airport. In Israele, ci sono stati oltre 1.200 morti e 2.700 feriti, mentre a Gaza le vittime sono arrivate a 1.055, con oltre 5.000 feriti.

La necessità di una tregua è diventata urgente, e il Cairo sta discutendo piani con gli Stati Uniti e altri paesi per fornire aiuti umanitari attraverso il confine con Gaza con un cessate il fuoco limitato. Gli Stati Uniti stanno lavorando attivamente per creare un corridoio per consentire ai civili di fuggire dalla zona di conflitto.

Un problema aggiuntivo è rappresentato dai circa 150 ostaggi tenuti da Hamas nei kibbutz di frontiera e portati a Gaza, tra cui 17 cittadini americani. Negoziazioni per la loro liberazione sono in corso, con il presidente turco Erdogan coinvolto. Tuttavia, le atrocità commesse dai miliziani nei kibbutz di Beeri e Kfar Aza hanno fatto sorgere dubbi sulla possibilità di una tregua.

Il governo di emergenza nazionale è stato istituito in Israele, coinvolgendo sia la maggioranza che l’opposizione per gestire quella che è stata definita “una guerra lunga e dura”. Un punto chiave dell’accordo è che durante la guerra non si parlerà di riforma giudiziaria, che aveva diviso il paese per otto mesi. Anche le forze di estrema destra, come Itamar Ben Gvir, hanno accettato questa mossa. Nel frattempo, Meshal, ex capo di Hamas, ha chiesto alle masse arabe di Giordania, Egitto, Libano e Siria di scendere in piazza in segno di solidarietà con Gaza.