LONDRA – Si inaspriscono i rapporti tra Regno Unito e Israele dopo la decisione del governo britannico guidato da Andy Burnham di introdurre nuove sanzioni contro il commercio dei prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
La misura, annunciata alla Camera dei Comuni dal ministro degli Esteri Ed Miliband, segna un cambio di passo della politica britannica nei confronti del governo di Benyamin Netanyahu. Londra considera gli insediamenti in Cisgiordania «illegali» e punta a vietare l’importazione e la commercializzazione nel Regno Unito dei beni prodotti nelle colonie.
All’iniziativa britannica hanno aderito altri undici Paesi, tra cui Francia e Canada, mentre l’Italia non figura tra i firmatari.
Nel suo intervento a Westminster, Miliband ha condannato sia il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 sia l’antisemitismo, ribadendo il diritto di Israele alla sicurezza e alla difesa. Allo stesso tempo ha denunciato le violenze dei coloni estremisti e le sofferenze della popolazione palestinese, sostenendo che l’espansione degli insediamenti rischia di compromettere definitivamente la prospettiva della soluzione dei due Stati.
Il ministro britannico ha parlato anche di «crimini di guerra», rimettendo alla giustizia internazionale la valutazione delle accuse più gravi rivolte a Israele. Le nuove misure prevedono inoltre sanzioni nei confronti di chi continuerà a facilitare o finanziare il commercio legato agli insediamenti.
La reazione israeliana è stata durissima. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha definito le accuse britanniche «scandalose e false» e ha annunciato la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est. Israele ha inoltre disposto il divieto di ingresso per alcuni esponenti politici e attivisti britannici considerati ostili allo Stato ebraico, tra cui l’ex leader laburista Jeremy Corbyn.
Critiche alla scelta di Londra sono arrivate anche dal presidente israeliano Isaac Herzog e da esponenti dell’opposizione, pur fortemente critici nei confronti del governo Netanyahu.
Sul fronte europeo resta invece lo stallo. La Commissione Ue aveva già presentato diverse ipotesi per intervenire sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani: licenze specifiche per l’importazione, dazi punitivi oppure un vero e proprio divieto di importazione, transito e commercializzazione.
Le proposte non hanno però ottenuto il consenso necessario. Paesi come Francia, Spagna e Svezia si sono mostrati favorevoli a misure più severe, mentre Germania e Italia hanno espresso forti perplessità.
Da Buenos Aires, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione italiana, sostenendo che decisioni di carattere commerciale dovrebbero essere assunte a livello dell’Unione Europea per evitare distorsioni del mercato interno.
La crisi tra Londra e Tel Aviv apre così una nuova fase nei rapporti diplomatici con Israele, mentre in Europa continua a mancare una posizione comune sulle sanzioni contro le colonie in Cisgiordania.










