Finalmente un atteggiamento muscolare del governo

Lo sfogo del virologo Crisanti epitaffio al braccio di ferro tra Governo e
Regioni. “Parlare di sci con 600 morti al giorno, andare a sciare sapendo
che questo provocherà aumento di contagi e morti? L’Italia non è un
paese normale”. Quindi chiusura degli hotel di montagna per il periodo delle Feste e quarantena obbligatoria per chi si reca all’estero.

Di Paolo Dordit

L’affermazione di Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia
dell’Università di Padova, uno degli “esperti” più visti e ascoltati in queste
settimane di sovraespozione mediatica da Covid, taglia la testa al toro: «Rimango
senza parole che si parli di sci con 600 morti al giorno. Andare a sciare per
divertirsi sapendo che questo causerà un aumento dei contagi e dei morti? Penso
che questo non sia un Paese normale”. E addio vacanze sulla neve nel periodo
natalizio. “il problema non è l’impianto da sci, se sanifico le cabine o i sedili delle
seggiovie, il problema è l’assembramento che si crea prima e dopo, la socialità che
c’è, gli alberghi pieni”. Negli altri paesi non sono ancora state chiuse le piste da
sci, c’è chi pensa di andare a sciare all’estero.
Quindi? Chiusura delle frontiere, accordo europeo, quarantena per chi attraversa il
confine? Siamo nel caos, si tratta di consolidare nelle prossime settimane i piccoli
risultati raggiunti, ma è chiaro che, se le feste di Natale e Capodanno si
trasformano in un’occasione di assembramenti come durante l’estate,
ricominciamo a gennaio e febbraio, è inevitabile. “Più abbiamo socialità e più
diamo occasione al virus di trasmettersi. C’è da bilanciare l’aspetto economico e di
qualità della vita col fatto che questo si associa a maggiori ricoveri e morti”, dice il
virologo padovano. Lucidissimo, non fa una grinza. Ma le regioni del Nord (alle
quali si è aggregato anche l’Abruzzo) hanno insistito fino all’ultimo. Fino a farsi
dire una serie di no nell’ultimo incontro con il Governo, fallito l’ultimo tentativo di
aprire piste e impianti di sci a Natale.
La proposta di mediazione con cui Veneto, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli-
Venezia Giulia e Province autonome di Bolzano e Trento volevano evitare il tracollo del
settore è stata respinta: prevedeva la possibilità di aprire gli impianti di risalita delle piste
da sci per gli ospiti degli alberghi e delle seconde case, perché «il pendolarismo può
essere un problema in certe giornate». Consoliamoci dunque con i ristori. A chi tornerà
dall’estero nei prossimi giorni basterà sottoporsi al tampone, come sta accadendo dalla
scorsa estate. Studenti, lavoratori, turisti dovranno effettuare il test e poi saranno liberi di
circolare. Ma a partire dal 20 dicembre tutti coloro che torneranno dall’estero dovranno
stare in quarantena. Basterà come deterrente per gli sciatori incalliti? Se ne riparlerà ma
nessun allentamento delle misure , che ne caso specifico prevedono impianti sciistici chiusi se non per gli allenamenti degli agonisti, è previsto prima del 15 gennaio. Tutto dipenderà da come andrà la curva nel prossimo mese, insomma, e da come, a livello di contagi, si supereranno le Vacanze di Natale.
I punti salienti del prossimo Dpcm saranno quindi coprifuoco alle 22, bar e ristoranti chiusi alle 18, impianti sciistici ma anche piscine e palestre chiuse. Confermato anche lo stop allo spostamento tra regioni anche se in zona Gialla, fatto che impedirebbe i trasferimenti nelle seconde case se al di fuori della propria regione di residenza. Quindi chiusura degli hotel di montagna per il periodo delle Feste e alla quarantena obbligatoria per chi si reca all’estero. Il governo punta a blindare l’Italia  per una ventina di giorni. Un provvedimento inimmaginabile in altre circostanze, ma che certifica nel contempo la gravità della situazione.