Una nuova ondata di attacchi russi ha colpito l’Ucraina nella notte tra domenica e lunedì, causando almeno 11 morti e 53 feriti tra Kiev e Kharkiv. Ma oltre al tragico bilancio umano, il raid ha colpito uno dei luoghi più simbolici del patrimonio culturale e religioso del Paese: la Cattedrale della Dormizione, nel complesso della Lavra delle Grotte di Kiev.
L’incendio sviluppatosi sul tetto della cattedrale ha provocato ingenti danni a uno dei monumenti più venerati dell’ortodossia slava orientale. Le immagini delle fiamme che avvolgevano le celebri cupole dorate hanno suscitato indignazione in Ucraina e all’estero. Per il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, l’attacco rappresenta un colpo paragonabile, per i francesi, a un bombardamento della cattedrale di Notre-Dame a Parigi.
Secondo le autorità ucraine, il raid sarebbe stato un attacco deliberato contro un simbolo dell’identità nazionale e religiosa del Paese. Kiev accusa Mosca di voler colpire non solo infrastrutture e obiettivi militari, ma anche il patrimonio storico e spirituale dell’Ucraina. La Russia, invece, respinge ogni responsabilità diretta e attribuisce l’incendio al malfunzionamento di un sistema di difesa aerea occidentale.
Un patrimonio millenario sotto minaccia
La Lavra delle Grotte di Kiev, affacciata sul fiume Dnepr, è uno dei più importanti complessi monastici dell’Europa orientale. Fondata nell’XI secolo, comprende monasteri, chiese e un vasto sistema di gallerie sotterranee che custodiscono reliquie e testimonianze della storia religiosa della regione. Inserita nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, rappresenta uno dei principali simboli della cultura e della spiritualità ucraine.
Nonostante il grave incendio che ha distrutto parte della copertura della Cattedrale della Dormizione, la struttura portante dell’edificio è rimasta in piedi e l’iconostasi ha riportato danni limitati. Le reliquie più preziose erano state trasferite in precedenza per motivi di sicurezza.
L’Unesco ha espresso forte preoccupazione per i danni subiti dal sito, segnalando possibili conseguenze anche per altre strutture storiche del complesso, tra cui le fortificazioni del monastero e la Torre di Ivan Kushnik. L’organizzazione si è detta pronta a collaborare con le autorità ucraine nella valutazione e nel recupero del patrimonio colpito.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito il bombardamento un “atto di barbarie” e un’aggressione non soltanto contro l’Ucraina, ma contro il patrimonio culturale dell’intera umanità. Anche il metropolita Epifanio, capo della Chiesa ortodossa d’Ucraina, ha condannato l’attacco, parlando di un crimine contro la storia, la fede e la cultura.
Secondo il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose, dall’inizio della guerra circa 800 edifici religiosi appartenenti a diverse confessioni hanno subito danni o distruzioni a causa delle operazioni militari russe.
Le reazioni di condanna sono arrivate anche dall’Unione Europea e dalle principali capitali occidentali, mentre l’Unesco ha ricordato come gli attacchi contro siti culturali, istituzioni educative e luoghi di culto privino le comunità di spazi essenziali per la memoria collettiva, la coesione sociale e la futura ricostruzione.
L’attacco alla Lavra si inserisce in una fase particolarmente delicata del conflitto. Zelensky ha collegato il raid ai lavori del G7 e del Consiglio europeo, interpretandolo come un segnale politico inviato da Mosca alla comunità internazionale. Il presidente ucraino ha chiesto una risposta più incisiva da parte degli alleati occidentali e ha ribadito la necessità di aumentare il sostegno a Kiev.
Sul fronte diplomatico, Zelensky ha rivelato di aver proposto un incontro diretto con Vladimir Putin in occasione del vertice di Evian, ma ha affermato che Mosca non sarebbe ancora pronta a un confronto faccia a faccia.
Nonostante l’escalation militare, il presidente americano Donald Trump si è mostrato fiducioso sulla possibilità di rilanciare il dialogo, sostenendo di aver avuto colloqui positivi sia con Zelensky sia con Putin e di intravedere margini per iniziative diplomatiche nei prossimi mesi.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha compiuto un passo significativo nel percorso di integrazione dell’Ucraina, aprendo ufficialmente il primo capitolo negoziale per l’adesione di Kiev all’Ue. Un passaggio definito “storico” dalle istituzioni europee, che conferma il sostegno politico del continente all’Ucraina mentre la guerra continua a colpire non solo le città e i civili, ma anche i simboli più profondi della sua identità nazionale.










