Albin Kurti vince ancora le elezioni in Kosovo, ma il risultato non basta a garantirgli una maggioranza solida. Il premier uscente e il suo movimento Vetëvendosje, insieme a tre piccoli alleati, si fermano al 43,2% dei voti, secondo i dati disponibili con la quasi totalità delle schede scrutinate. Un risultato che conferma il primato politico di Kurti, ma segna anche un netto arretramento rispetto al 51% ottenuto nella precedente tornata elettorale.
Il voto apre ora una fase complessa per la formazione del nuovo governo. Senza la maggioranza assoluta, Kurti dovrà cercare alleanze in un Parlamento che rischia di riprodurre la stessa paralisi istituzionale vissuta dal Paese negli ultimi mesi. Si tratta infatti delle terze elezioni politiche in Kosovo negli ultimi sedici mesi, un dato che racconta bene la fragilità del quadro politico.
A pesare è anche il forte calo dell’affluenza. Secondo le prime stime, solo circa un elettore su tre si sarebbe recato alle urne, con una partecipazione intorno al 33%. Un segnale evidente di stanchezza da parte dei cittadini, provati da un anno e mezzo di instabilità politica e da istituzioni rimaste a lungo bloccate.
I tre principali partiti di opposizione potrebbero ora provare a costruire una maggioranza alternativa. Il Pdk, erede politico dell’area legata agli ex miliziani indipendentisti dell’Uck, si attesta al 21,3%, sostanzialmente stabile rispetto al voto precedente. La Ldk, che presenta in lista l’ex presidente Vjosa Osmani, sale invece al 17,8%, in crescita rispetto al precedente 13%. L’Aak raggiunge il 7,1%, migliorando il risultato ottenuto a dicembre.
Tutti e tre i partiti di opposizione appartengono all’area conservatrice, ma le divisioni e le rivalità degli ultimi mesi rendono tutt’altro che scontata un’intesa. Solo un accordo tra queste forze potrebbe impedire a Kurti di tornare al governo. In serata, mentre il premier uscente invitava i sostenitori di Vetëvendosje a festeggiare nel centro di Pristina, il Pdk ha parlato di un risultato che esprimerebbe soprattutto “la delusione dei cittadini nei confronti di Kurti”.
Il leader di Vetëvendosje, nazionalista populista di centro-sinistra, paga così il prezzo di una legislatura breve e complicata, durata appena quattro mesi. Pur disponendo di 57 seggi su 120, Kurti non è riuscito a consolidare la propria posizione, restando imprigionato in uno scontro permanente con le opposizioni. Una contrapposizione che ha finito per bloccare le istituzioni: da oltre due mesi il Kosovo è senza presidente della Repubblica e senza presidente del Parlamento.
Il risultato riporta quindi il Paese a una situazione simile a quella già vissuta dopo il voto del febbraio scorso, quando un Parlamento senza maggioranza chiara aveva impedito la nascita di un governo stabile. Anche questa volta, la formazione dell’esecutivo potrebbe rivelarsi lunga e difficile.
Resta poi il nodo della rappresentanza delle minoranze. Alla minoranza serba sono garantiti costituzionalmente dieci seggi. La Srpska Lista, formazione legata a Belgrado, si attesterebbe intorno al 5% e resta da capire se riuscirà a conquistare tutti i seggi riservati. Nei comuni a maggioranza serba, come Nord Mitrovica, i primi dati indicano un largo vantaggio della Srpska Lista rispetto alle formazioni serbe più vicine a Kurti.
Altri dieci seggi sono riservati alle minoranze non serbe, tra cui rom, turchi, bosgnacchi ed egiziani. Tradizionalmente questi rappresentanti tendono ad allearsi con il governo in carica, ma in un Parlamento frammentato anche il loro ruolo potrebbe diventare decisivo.
Le elezioni sono state monitorate da circa 16mila osservatori nazionali e internazionali, ma per la prima volta non era presente una missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea. Dalla proclamazione dell’indipendenza, il Kosovo ha votato sette volte per le politiche, tre delle quali soltanto negli ultimi sedici mesi.
Il costo dell’intero processo elettorale è stato stimato in 10,9 milioni di euro, una cifra pesante per uno degli Stati economicamente più fragili d’Europa. Con una popolazione di circa 1,6 milioni di abitanti, il Kosovo resta particolarmente esposto alle conseguenze dell’instabilità politica.
La vittoria di Kurti, dunque, non chiude la crisi. Al contrario, apre una nuova fase di trattative, tensioni e possibili alleanze. Il premier uscente conserva il primo posto, ma non la forza necessaria per governare da solo. Il futuro politico del Kosovo dipenderà ora dalla capacità dei partiti di superare veti e divisioni, evitando che il Paese precipiti ancora una volta nell’immobilismo istituzionale.










