La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza definitiva riguardante l’anarchico Alfredo Cospito, confermando una condanna a 23 anni di carcere per il suo coinvolgimento nell’attentato alla ex caserma allievi carabinieri di Fossano del 2006. La stessa corte ha anche ribadito la condanna a 17 anni e 9 mesi per Anna Beniamino, collegata allo stesso evento.

I giudici della sesta sezione hanno respinto i ricorsi presentati dalla Procura Generale di Torino e dalle difese, confermando la decisione precedente. Attualmente, Cospito è detenuto nel carcere di Sassari, soggetto al regime del 41 bis. Questa decisione giunge dopo che Cospito ha svolto uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni carcerarie.

Il procuratore generale ha chiesto il mantenimento delle condanne inflitte dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, richiesta accolta dalla Corte di Cassazione. Le azioni di solidarietà a Cospito e Beniamino da parte di militanti anarchici hanno preceduto l’udienza in Cassazione, con manifestazioni a Roma che hanno incluso danni a proprietà pubbliche e scritte di sostegno sui muri.

La motivazione della sentenza di Appello evidenzia che, nonostante l’atto fosse considerato grave, le conseguenze furono limitate, senza vittime o danni significativi. Le azioni del 2006 sono state giudicate di “lieve entità”.

L’avvocato di Cospito ha commentato che la decisione della Cassazione conferma le argomentazioni difensive sostenute durante il processo, sottolineando il rammarico per una condanna ritenuta estremamente severa.

Questo procedimento è parte del più ampio maxi-processo alle Fai-Fri, un gruppo anarchico accusato di vari attacchi avvenuti tra il 2003 e il 2016. Riguardo al regime del carcere duro, la Cassazione ha respinto un ricorso presentato dai difensori di Cospito contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che ha confermato il regime del 41 bis.