Nel terzo giorni di esercitazioni militari, la Cina ha simulato attacchi contro Taiwan.  Lo sostiene il ministero della Difesa di Taipei, affermando che sono stati rilevati diversi caccia e navi dell’Esercito popolare di liberazione “intorno allo Stretto”, con alcuni che “hanno attraversato la linea mediana” in una azione di “possibile attacco simulato”.

Le forze armate della Repubblica di Cina hanno utilizzato “trasmissioni di allerta, aerei, navi militari di pattuglia e sistemi missilistici terrestri in risposta a questa situazione”.

Taiwan ha affermato che le esercitazioni militari cinesi sono apparse come una simulazione di attacco all’isola della capitale Taipei, poiché gli aerei e le navi da guerra cinesi hanno attraversato la linea mediana dello Stretto in una continua dimostrazione di forza mirata a destabilizzare. L’esercito taiwanese ha risposto seguendo il protocollo: allarmi radio, invio di pattuglie aeree e di navi militari (già mobilitate ieri a seguire come un’ombra le unità cinesi) e dispiegando sistemi missilistici terrestri, secondo quanto riferito dal ministero della Difesa in una nota. Le esercitazioni cinesi, giunte al terzo giorno, sono la risposta alla visita fatta in settimana dalla speaker della Camera americana Nancy Pelosi. Mentre quest’ultima  e il governo taiwanese hanno affermato che la visita è di aiuto a dimostrare il sostegno a favore di Taiwan nel mezzo alle tensioni con la Cina, Pechino l’ha definita una violazione degli impegni degli Stati Uniti nei confronti della politica della Unica Cina e un passo di incoraggiamento per il fronte pro indipendenza dell’isola. La leadership comunista, invece, considera Taiwan parte integrante del territorio cinese, da riunificare anche con la forza, se necessario.

La Corea del Nord ha criticato la speaker della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi per la sua recente visita nella zona demilitarizzata fortificata (Dmz), linea di confine tra Nord e Sud, definendola il “peggiore distruttore della pace internazionale”. Prima della visita, Pelosi aveva discusso della “grave situazione” e della crescente minaccia rappresentata dal programma di armi nucleari del Nord con il suo omologo sudcoreano, il presidente dell’Assemblea nazionale Kim Jin-pyo. Insieme, hanno chiesto “una deterrenza forte ed estesa contro la Corea del Nord” e hanno promesso di sostenere gli sforzi di Washington e Seoul per ottenere la denuclearizzazione di Pyongyang.