La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo sulla cosiddetta “legge Calderoli” sull’Autonomia differenziata delle Regioni, mentre ha dato il via libera ai quesiti referendari riguardanti il lavoro e la cittadinanza per gli extracomunitari. La decisione rappresenta un sollievo per il governo, che ora potra’ concentrarsi sulla revisione della riforma in Parlamento.
Il quesito sull’Autonomia differenziata, promosso dalle opposizioni, mirava a eliminare la norma approvata lo scorso giugno che definisce le condizioni per attribuire alle Regioni ulteriori forme di autonomia. La Corte, composta da undici giudici invece dei quindici previsti, ha motivato la bocciatura con la mancanza di chiarezza dell’oggetto e della finalità del quesito, ritenendo che ciò avrebbe compromesso una scelta consapevole da parte degli elettori. Inoltre, ha sottolineato che l’autonomia differenziata non può essere soggetta a referendum abrogativo, ma richiede una revisione costituzionale.
La decisione della Consulta ha provocato reazioni contrastanti: la Lega ha esultato per la bocciatura, interpretandola come una vittoria per il partito, mentre le opposizioni e alcune associazioni che avevano sostenuto il referendum hanno espresso delusione. Tuttavia, il dibattito sull’autonomia differenziata non si ferma: il Parlamento dovrà intervenire per correggere alcuni aspetti della legge, come richiesto dalla Corte in una precedente sentenza.
Sul fronte del lavoro e della cittadinanza, la Consulta ha invece dichiarato ammissibili cinque quesiti referendari. Tra questi, il referendum promosso da +Europa per facilitare il riconoscimento della cittadinanza agli extracomunitari, eliminando tempi di permanenza considerati eccessivamente lunghi e ostacoli burocratici. “Rendere più semplice l’acquisizione della cittadinanza consentirebbe una maggiore partecipazione degli immigrati alla vita del Paese”, ha commentato Benedetto Della Vedova di +Europa.
Ammessi anche i quattro quesiti referendari proposti dalla Cgil, che mirano a modificare aspetti cruciali del mercato del lavoro: l’abolizione di alcune norme del Jobs Act, la revisione delle indennità di licenziamento per le piccole imprese, la regolamentazione dei contratti di lavoro a termine e la responsabilità solidale del committente negli appalti.
La decisione della Corte segna un passo importante nel dibattito politico e sociale italiano, con possibili sviluppi significativi nei prossimi mesi. Il governo, guidato dalla premier Giorgia Meloni, ha già annunciato l’intenzione di lavorare su una nuova legge per l’Autonomia differenziata, ma il percorso si preannuncia complesso e potenzialmente lungo, a causa delle divergenze all’interno della maggioranza.










