IL CASO/ La denuncia di un paziente in lista d’attesa.Presentato con grande enfasi dall’INI di Grottaferrata come una svolta nella radio-terapia dopo 13 mesi dal collaudo non è ancora partito. Problemi? Non si è capito. E da parte di chi? Ma se rappresenta una opzione in più per i pazienti oncologici perché tenerlo in stand-by?

Riceviamo, pubblichiamo (e commentiamo). Senza citare per ora il nome del mittente per un discorso di privacy e salvaguardia:
“ Come figlia di una paziente in lista d’attesa segnalo che l’acceleratore nucleare VERSA HD che sta dando tanto lustro all’Istituto privato INI, accreditato con la Asl Roma 6 e che grazie alla attenzione mediatica suscitata è stato uno dei razionali di scelta dell’INI per molti pazienti, ad oggi non è ancora fruibile. Sappiamo che l’iter burocratico per le autorizzazioni previo invio dell’apposita documentazione da parte dell’INI è stato espletato con successo già dalla fine della scorsa estate e che quindi l’acceleratore nucleare poteva partire da settembre. Non capisco perché si debba fare attendere persone alle quali resta da vivere meno di altri, pazienti che hanno dato fiducia alla sanità e a quell’Istituto.
L’INI è gia in possesso di un altro acceleratore per radio terapia; il collaudo del secondo apparecchio consentirebbe di abbattere le liste d’attesa e questo darebbe una speranza a tanta gente. Ringrazio per la paziente lettura e mi auguro che sia azzerata qualsiasi lungaggine burocratica e che l’Ini di Grottaferrata possa cominciare presto a utilizzare la nuova strumentazione”
Fin qui la accorata lettera-denuncia, che pubblichiamo al di fuori dell’inserto di Sanità perché riteniamo che non di sanità si tratti. Ma piuttosto di altro. Abbiamo provato a capire, abbiamo chiesto conto ricevendo solo risposte interlocutorie e confuse. Una delle tante storie italiane senza capo né coda. Proviamo a riassumere. Stiamo parlando di un acceleratore nucleare di ultima generazione che permetterà di curare un’ampia gamma di tumori in qualsiasi distretto corporeo e forme tumorali particolarmente complesse che richiedono estrema precisione sulla zona da irradiare. L’apparecchio – uno dei pochi di questo tipo operativi in Italia – è stato acquisito lo scorso anno dal Gruppo INI-Istituto Neurotraumatologico Italiano di Grottaferrata e conta di trattare fino a 400 pazienti l’anno, quando potrà partire, e sarà fruibile a tutta la popolazione richiedente abbattendo le lista di attesa ed evitando ai pazienti trasferte quotidiane. Per la sua versatilità e velocità di esecuzione il Versa Hd offre un ampio spettro di tecniche di trattamento, dalla radioterapia convenzionale, alla Intensità modulata (Imrt), alle più sofisticate tecniche oggi possibili come la radiochirurgia stereotassica, la radioterapia volumetrica ad intensità modulata (V-MAT) e la radioterapia guidata dalle immagini. Con apparecchi come questo è possibile oggi curare un tumore spesso al posto dell’intervento chirurgico, come nella prostata o nella laringe oppure nelle lesioni metastatiche cerebrali, epatiche, polmonari. Non a caso si parla di radiochirurgia.
Perfetto. Peccato che l’operazione sia finita nelle sabbie mobili della burocrazia sanitaria laziale. Ci si chiede: se questa apparecchiatura è così utile e performante, se salva vite umane o comunque aumenta le aspettative di vita, se strumenti simili si contano sulle dita di una mano nella regione (Gemelli, Campus BioMedico…) perché non si riesce a renderla operativa in tempi rapidi? Mistero. Nicchiano tutti alla Asl Roma6 (in Regione non c’è interlocutore attendibile), all’INI allargano le braccia sconcertati senza nascondere la loro irritazione. Era stato presentato ai media con grande enfasi e legittima soddisfazione – come si legge anche nella lettera – ma la frustrazione e il timore dell’effetto boomerang sono notevoli. Quali impedimenti tecnico-amministrativi ci potranno mai essere? E’ stato collaudato la scorsa estate, quanto ci vuole ancora? Problemi di carattere economico o di rivalità/competizione con altre strutture? Pare abbastanza chiaro, l’obiettivo è di offrire più possibilità ai pazienti, qualità della vita e risparmio di prestazioni nel medio termine hanno il loro valore. Dunque? Per ora è l’ennesimo buco nero della sanità laziale.
g.ta.