Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, ha dichiarato che è “l’inizio della fine di Hamas”, rivolgendosi direttamente ai miliziani dell’organizzazione palestinese affermando: “Ai terroristi io dico che è finita, non morite per Sinwar, arrendetevi adesso”. Netanyahu ha sottolineato che negli ultimi giorni decine di terroristi si sono arresi alle forze israeliane, gettando le armi e consegnandosi.

Il premier israeliano ha anche annunciato che uno dei maggiori depositi di armi di Hamas si trova a Gaza nord, evidenziando gli sforzi dell’esercito israeliano nel contrastare l’arsenale dell’organizzazione. Il ministero della Sanità gestito da Hamas ha comunicato che il bilancio dei morti a Gaza è salito a 17.997 dall’inizio della guerra. Nel frattempo, un portavoce delle Brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, ha dichiarato che Israele non potrà recuperare ostaggi senza impegnarsi in negoziati specifici. Ha sottolineato che l’uccisione di un prigioniero da parte di Israele dimostra che non possono riportare indietro i loro prigionieri senza trattative. Netanyahu ha interrotto una riunione di governo per una conversazione telefonica di 50 minuti con il presidente russo Vladimir Putin. Nel frattempo, dopo un periodo di relativa calma, le sirene di allarme anti-razzi sono risuonate nelle comunità israeliane vicine a Gaza, segnalando una nuova fase di tensione.
Dirigenti dell’ONU, tra cui il capo dell’agenzia per i rifugiati palestinesi (Unrwa) e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), hanno lanciato appelli disperati per un cessate il fuoco a Gaza. Philippe Lazzarini dell’Unrwa ha descritto la situazione come “l’inferno sulla Terra”, mentre Tedros Adhanom Ghebreyesus dell’Oms ha sottolineato l’impatto catastrofico sulla salute nella Striscia di Gaza.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha criticato la “paralisi” del Consiglio di Sicurezza di fronte al conflitto, sottolineando divisioni geostrategiche che compromettono la capacità di trovare soluzioni. Nel frattempo, il Qatar ha dichiarato che continua gli sforzi di mediazione per un nuovo cessate il fuoco e il rilascio di ostaggi, nonostante la stretta finestra temporale. La fame a Gaza e gli sforzi umanitari
Il vicedirettore del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, Carl Skau, ha affermato che metà della popolazione di Gaza sta morendo di fame a causa dei combattimenti in corso. Ha evidenziato le difficoltà nel consegnare aiuti umanitari, definendo la situazione “quasi impossibile”. Skau ha sottolineato che è necessario un secondo valico di frontiera per soddisfare la domanda di aiuti, poiché molte famiglie trascorrono giorni senza cibo. La comunità internazionale continua a esprimere preoccupazione per la crisi umanitaria e a chiedere un immediato cessate il fuoco nella regione.