Di Giulio Terzi

Appena il tempo di festeggiare la riforma del Mes così come è uscita dall’ultima seduta dell’Eurogruppo e l’argomento diventa una bomba potenzialmente in grado di mettere il premier Giuseppe Conte in guai seri. Nel senso che questa volta il governo rischia davvero e non sarà facile per Palazzo Chigi superare indenne la bufera che si profila all’orizzonte. Apre il fuoco di sbarramento Salvini (chi vota a favore dell’”oltraggio all’Italia “ non è più amico della Lega. Se il no di Fratelli d’Italia è scontato quello dei  berlusconiani rimane un punto interrogativo finchè non arriva a bomba la dichiarazione della senatrice iper-berlusconiana Licia Ronzulli, “Forza Italia non voterà la riforma del Mes”. Ma gli azzurri non avevano appena manifestato l’intenzione di agevolare il governo Conte? Come non detto, ci pensa direttamente il Cavaliere: “Ignorate le nostre proposte, votiamo no”. E che dire del  ministro degli Esteri Luigi Di Maio, certamente filo-governativo e pro-alleanza con il Pd, che sentenzia che la “riforma del Mes è peggiorativa e che l’Italia non lo userà mai finché al governo c’è il M5S”?  Il fronte del “no” prende una sua consistenza, mentre  il responsabile economico del Partito Democratico Emanuele Felice assicura che il Pd sosterrà la riforma del Mes così come formulata dall’Eurogruppo. Chi non ama Conte si frega le mani,
la frittata è fatta e uscire dallo stallo non sarà facile: i numeri in Parlamento non ci sono e il premier  dovrà decidere che fare e con chi. La maggioranza perde il pezzo più importante, i 5 Stelle, e non c’è nemmeno il soccorso azzurro, come si poteva sperare. Il Pd d’altra parte non può fare marcia indietro dopo aver sostenuto in ogni modo le dichiarazioni pro-Mes del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Sono per la riforma anche Italia Viva e +Europa, ma ovviamente non è sufficiente. Addio agli equilibrismi e agli slalom di governo e maggioranza per aggirare le votazioni sul Mes. Ora si è arrivati al redde rationem, non c’è modo di evitare il momento della verità.
Stupisce che finora si sia proceduto disinvoltamente come se nulla fosse.  Il 9 dicembre si vota in Aula la riforma e Conte dovrà decidere se rischiare seriamente di andare sotto in Parlamento, con conseguenze potenzialmente clamorose per l’esecutivo, o spostare  nuovamente il problema sul piano Ue, ingaggiando l’ennesima battaglia a Bruxelles, sconfessando così Gualtieri che ha dato l’ok in sede di Eurogruppo, con il pericolo di alimentare ulteriori ritardi sui fondi del Recovery Fund che per l’Italia sono fondamentali . Insomma, i nodi vengono al pettine, la politica dello struzzo non è più possibile. Come ce la caviamo?