La proposta della “norma salva-casa” presentata dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha scatenato un acceso dibattito all’interno della maggioranza di governo.

Il testo della proposta non è ancora giunto agli altri ministri né a Palazzo Chigi, ma secondo le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, il provvedimento sarebbe stato avanzato. Tuttavia, l’altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato di non aver visto il testo e che si attende di valutarlo quando sarà presentato. Tajani ha inoltre evidenziato l’esistenza di una proposta di Forza Italia già in discussione al Senato riguardante la rigenerazione urbana, che tratta tematiche simili.

Salvini, da parte sua, assicura che il testo sarà sottoposto al Consiglio dei Ministri il prima possibile, ribadendo che l’obiettivo non è sanare gli abusi edilizi, ma alleggerire il carico burocratico dei Comuni e favorire i cittadini.

Il vicepremier ha sottolineato che la proposta si basa su uno studio condotto con tecnici e associazioni del settore, che ha evidenziato che la maggior parte degli italiani possiede una casa con piccole difformità interne che ostacolano i processi comunali. Questo avrebbe portato a 170.000 pratiche edilizie ferme solo a Milano, con conseguenti disagi per i cittadini.

La norma salva-casa potrebbe riguardare situazioni come difformità interne, immobili datati con titolo edilizio non reperibile, o interventi effettuati prima del 1977 quando non esisteva il concetto di “variante in corso d’opera”.

Tuttavia, la proposta è risultata sconosciuta alla stessa premier Meloni, suscitando critiche dall’opposizione, in particolare dal Movimento 5 Stelle, che ha definito la situazione come “comica”, con un vicepremier che avanza proposte di cui la premier non è a conoscenza e un governo che sembra un “remake del Bagaglino”.