WEEK END NELLA CAPITALE MENEGHINA/ Una distanza dalla Capitale praticamente quasi azzerata dalla Frecciarossa “One stop”. In soli tre ore si è in centro, a due passi dal Duomo. Il tempo giusto per un fine settimana, senza stress di parcheggi, divieti ZTL, Zona C e quant’altro. Relax tra cultura (Palazzo Reale espone Bosch), atmosfere culinarie, fascino del lusso e ristoranti degni di nota, scorci pieni di un fascino tranquillo a pochi metri da una città che scorre frenetica

 

Di Stefania Pascucci

Una volta c’era la Milano da bere. Identità ben costruita della città meneghina a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta legata a uno spot pubblicitario di un famoso amaro lombardo, frase associata al luogo per eccellenza della moda, degli affari (qualche volta ironica sull’idea di una politica non sempre trasparente e onesta), del lusso e della modernità. Oggi, invece, si parla molto della Milano da “mangiare”, degli chef stellati, molti dei quali resi celebri dalla tv di programmi culinari, moda di palinsesti e programmi televisivi degli ultimi anni. Una distanza dalla Capitale praticamente quasi azzerata dalla Frecciarossa “one stop” (una sola fermata, Bologna) e in tre ore appena sei in pieno centro, a due passi dal Duomo della Madonnina. Il tempo giusto per un week-end, senza stress di parcheggi, divieti ZTL, Zona C e quant’altro. Intao c’è da dire che i taxi a Milano costano un po’ meno che a Roma, oltre il fatto non meno importante, ad esempio, che il costo di un euro a valigia non viene conteggiato nel prezzo del tragitto, mentre nella Capitale viene richiesto. Il fascino milanese è comunque sempre dietro l’angolo, che si tratti di San Babila (piazza adorata dagli eterni paninari!), via Torino fino ad arrivare agli archi di San Lorenzo di fronte all’omonima Basilica (in ristrutturazione d’interni, ma aperta al pubblico e ai fedeli), ricca di storia che va dal IV secolo fino al XXI, con una pianta a cerchio e non classica a navate. Da visitare, senza ombra di dubbio.
Altra passeggiata che si può fare a piedi sempre da via Torino, prendendo Corso di Porta Ticinese e arrivando in un quarto d’ora di cammino ai Navigli, un’area diventata nell’ultimo decennio centro della movida notturna milanese e che offre svariate proposte culinarie, dalle pizzerie alle trattorie sui canali e gli innovativi club su chiatte. Da segnalare in questa zona il mercatino delle pulci di Viale Papiniano e il Mercatone dell’Antiquariato che si tiene ogni mese. Un posto meno noto della Città Ambrosiana che non sia Monte Napoleone, centralissima via del lusso sfrenato, se si vuole qualcosa di diverso dal solito, è Corso Buenos Aires, zona centrale di Milano ma decisamente più popolare e degna di nota turistica.
La chicca della cultura a Milano si trova in questo periodo a Palazzo Reale, polo museale di fronte al Duomo, dove si può visitare la mostra “Bosch e un altro Rinascimento” aperta fino al 12 marzo 2023. Imperdibile. Milano rende omaggio per la prima volta, sotto la direzione artistica di Palazzo Reale e Castello Sforzesco, al grande genio fiammingo con un progetto espositivo inedito che presenta una tesi affascinante: Bosch, secondo i curatori, rappresenta l’emblema di un Rinascimento “alternativo”, lontano dal Rinascimento governato dal mito della classicità, ed è la prova dell’esistenza di una pluralità di Rinascimenti basati sugli aspetti boschiani, dagli inferni ai mostriciattoli ibridi e alle scene grottesche, entrati nell’immaginario collettivo.

Sempre a proposito di ristoranti, l’asse Duomo – Scala la fa da padrone per la collocazione geografica della ristorazione d’élite. A partire da Cracco in Galleria che si rivela una delusione per  motivi diversi e non solo di menu. Non si può prenotar, si è costretti (d’inverno è dura) ad aspettare fuori dalla porta d’entrata, anche a zero gradi, e anche per oltre un’ora, senza allontanarsi: pena la perdita immediata del posto in coda. Una volta dentro si pensa che sia fatta e di essere nel posto più bello del mondo. Sbagliato. Si è in una spazio banale a piano terra (solo a cena è riservato il piano superiore che rispecchia perlomeno il termine dell’eleganza) nella quale i tavoli (piccoli e tondi) sono adatti per prendere un tè con pasticcini e non per un lunch. Il picco della delusione arriva con i piatti: praticamente invisibili nel contenuto. Insomma, per andare a mangiare da Cracco devi aver già mangiato. Gli amanti del gourmet sono avvisati. Dagli archivi giornalistici del web, ad onore del diritto di replica a chi osa giudicarlo, lui si difende così: «Chi mi critica cerca notorietà».
Una tappa culinaria importante – sotto tutti i punti di vista – è il The Manzoni, ristorante dal design realizzato del britannico Tom Dixton, a due passi dalla Scala (il ristorante prende il nome dalla strada in cui è collocato: via Alessandro Manzoni, 5). Un locale di tendenza, gettonatissimo, particolare nei dettagli dell’arredamento e nell’atmosfera, musica a palla, personale squisito e chiusure all’alba garantite. Il dopo-teatro al The Manzoni è una tradizione, apprezzata indistintamente dalla generazione Boomers e dai Millennials.  Particolare di rilievo, si mangia benissimo, e se il prezzo è importante lo vale tutto. Lo chef, Giuseppe Daniele, è un giovane (classe 1991) brillante, ha fatto tappa nelle cucina del super lodato Cannavacciuolo, a Villa Crespi,  ed è sicuramente di stile superiore. La preparazione del piatto della tradizione meneghina, la cotoletta, è superlativa. Non una cotoletta qualsiasi, la sua non si cuoce in padella e via, ma sottovuoto in forno a vapore 58 gradi per due ore e quindici minuti. Consigliatissimo il menù per palati raffinati e per una serata all’insegna del divertimento.
A proposito di hotel e di ristorazione una splendida conferma viene dal ristorante del Westin Palace di piazza della Repubblica: il PanEvo, sicuramente di livello, sostanzia le cinque stelle dell’albergo e della location. Lo chef Moris la Greca e il sour chef Mauro Sgroi sono raffinatissimi e sanno bene coniugare piatti e sapori della tradizione lombarda con la semplicità di una cucina che dosa contaminazioni ed evita eccessi. Convince e affascina l’aria che si respira (da comfort zone). Tra i piatti da segnalare al PanEvo sicuramente trova spazio il tradizionale risotto alla Milanese (va provato almeno una volta nella vita!); qui è risultato il più buono in assoluto tra quelli assaggiati in altri due ristoranti del centro, dicasi Cracco e Biffi. Niente recensioni da Gambero Rosso, nessun giudizio culinario professionale. Solo impressioni di viaggiatore accorto. E poi gli ultimi scampoli per visitare quel quadrante di Milano dietro e sotto i grattacieli, riserva sorprese, negozi preziosi, scorci pieni di un fascino tranquillo a pochi metri da una città che scorre frenetica. Non è un’altra Milano, è sempre la stessa vissuta al rallenty.