Di Ugo Battaglia

Parafrasare all’incontrario il titolo della famosa canzone di Renato Zero aiuta forse a stemperare la tensione ma insieme fotografa la realtà. Che è decisamente sgradevole. E’accaduto e sta accadendo di tutto, come se un grande e misterioso burattinaio facesse le sue mosse con sapienza dosandone gli effetti. Tutto è maturato troppo in fretta e questo ha portato ad un ulteriore imbarbarimento dei modi e dei toni di tutti i partecipanti a    quella che assomiglia sempre più ad una brutta fiction  televisiva. Se si deve pensare che i personaggi in gioco avranno fra poche settimane in mano i destini del nostro paese vengono i brividi. E quel che è peggio è che non c’è alternativa a questo. Inutile tirare in ballo  casi individuali, in questo contesto. E’ davvero imbarazzante il pensiero di dover esprimere un voto e indicare un simbolo e/o una persona sapendo di non poter riporre fondate speranze – per un motivo o per l’altro – su nessuno. Non c’è un uomo nuovo e non c’è nemmeno un Cincinnato di ritorno, tutti modesti e li abbiamo appena sperimentati in uno dei peggiori scenari politici degli ultimi anni. Che fare? Votare per ll meno peggio, turandosi il naso come si diceva un tempo? C’è poco da scherzare, è sparita una classe dirigente ed è stata sostituita da una classe di mediocri che nel corso della campagna elettorale non ne hanno azzeccata una puntando sulla denigrazione a prescindere degli avversari senza nessun tocco di classe, di educazione. Programmi generici, quelli che c’erano prima, in sostanza. E nessun contatto reale con la gente, con la quotidianità, con i territori. Hanno fatto a pezzi la Meloni, hanno sapientemente cucito un cappottino su misura a lei e a Salvini. Ma lo hanno fatto anche a Renzi, a Letta, a Calenda. Chissà perché hanno calcato poco la mano su Berlusconi, ma – dicono – sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa.

 Sono venuti fuori i dossier, gli stalker, i soliti soldi dalla Russia, dall’America, dagli arabi. Nulla e nessuno è stato risparmiato. Ne valeva la pena? La gente ci è cascata? Proabilmente no. Perché la gente ha la testa altrove. E’preoccupata dell’oggi e del domani e dei fraseggi dei soloni della politica non sa che farsene. Non c’è nemmeno un capopopolo carismatico che attragga le folle, che sappia convincere. Niente. Era meglio quando si dibatteva in tv del covid, argomento più concreto, più convincente. Oggi si batte sul tasto della crisi energetica come se fosse una cosa che riguardasse altri, la paura di non riuscire a controllare la situazione è paralizzante per chi non ha soluzioni da proporre. Dobbiamo sperare di venirne fuori ma abbiamo la certezza che il verdetto delle urne sarà complicato da digerire. O cambierà tutto, ci saranno sorprese pesanti (e sarà duro trovare la via d’uscita) o resterà di fatto tutto come prima, in equilibrio precario, ma senza la possibilità di accelerazioni imperiose. Stiamo finendo per rimpiangere i politici – amati e odiati – che si sono appena fatti da parte ma che apparivano più solidi e competenti. Anche in questo caso niente nomi. Non ne vale la pena-