Il premier Mario Draghi

Un governo atipico, un potere enorme, una emergenza straordinaria. Non ha l’assillo del consenso, non ha alternative. Media finchè è possibile, poi decide in modo autonomo secondo la sua visione dell’interesse nazionale. In sostanza, si prende tutte le responsabilità senza la presunzione di convincere tutti

Di Paolo Dordit

E’ una strana situazione alla quale gli italiani non erano certamente preparati, quella di essere gestiti dopo tante esperienze di tutti i generi, di un governo atipico dotato di un potere enorme per fronteggiare una emergenza straordinaria. Mario Draghi si  assume tutti i rischi rischiando di fatto pochissimo. Entrato in una situazione disperata ha prestigio, competenza, credibilità internazionale. Non  è perfetto, può sbagliare. Ma nessuno glielo rimprovererà. E se accadrà potrà legittimanente fare spallucce. Non ha l’assillo del consenso, il suo governo, dopo il default dei partiti di fronte alla già citata straordinaria emergenza, ha una forza derivante dal fatto che l’alternativa non c’è, perché l’alternativa sarebbe il fallimento del Paese.  E dunque il suo decisionismo è giustificato, si basa su un concetto più politico, non tecnico, che esista: la responsabilità, intesa come capacità di scelte sulla base di una autonoma visione dell’interesse nazionale.
Quindi vaccinazioni, a raffica, green pass, riforma della giustizia,uso massivo del voto di fiducia che altri non si potrebbero permettere. E’ irritato dalla litigiosità delle forze che fanno parte del suo governo e dalle interperanze dei leader politici. Ma gioca duro e diretto. Si va avanti comunque e alla fine nessuno osa protestare E’ una novità nella storia dei governi italiani. La mediazione può essere utile, necessaria, nella misura in cui è uno strumento per arrivare all’obiettivo, ma non una prassi che si autoalimenta producendo immobilismo Alla fine si decide sulla base di ciò che è giusto o che comunque è necessario Come coniugare Pil e salute, senza vanificare gli sforzi fatti, o muoversi su un pezzo del contratto da onorare con l’Europa per ottenere i fondi del Recovery. Quindi sul green pass mette seduto Salvini, sulla riforma della giustizia mette a tacere i grillini, Conte o non Conte. E tutti protestano ma poi abbassano il capo. Nessuno osa sfidare Draghi, la cui popolarità raggiunge percentuali bulgare. Nessuno osa rendersi responsabile di una crisi dalle prospettive catastrofiche, né vuol rischiare le posizioni di privilegio così raggiunte. Travaglio picchia duro Draghi ma non ha il coraggio di andare fino in fondo, la piccola e aggressiva LEU minaccia di non votare la fiducia in aula. Il premier replica con sorrisi spiazzanti  e un po’ cinici. In fin dei conti dietro a tutto questo c’è la mano del Quirinale, che con il suo atteggiamento mostra di sostenere e di apprezzare la linea Draghi. Dunque avanti così, finchè dura.