Abbiamo archiviato (ameno per ora), il ddl Zan, senza tanto clamore. Una battaglia di civiltà, certo, ma alla fine creava troppi problemi alla politica. C’è la polemica sul green pass, sui no vax , a ravvivare i dibattiti, ma ci ha pensato Draghi, con freddo cinismo ispirato dalla real politik che caratterizza il suo governo, a dare la linea. Ha detto che cosa si deve fare, poi gli aggiustamenti pratici in corso d’opera se li devono sbrigare ministri e tecnici. Di cosa discutere, su cosa litigare? Sugli immigrati portatori di Covid, ma sembra uno scontro sul ring tra Salvini e Lamorgese. Restano il vetusto jus soli e l’incandescente reddito di cittadinanza. Il promo argomento è di bandiera, squisitamente ideologico, il secondo mette l’uno contro l’altro i partiti della maggioranza che sostiene Draghi. Si parla di soldi, di una legger difesa con il sangue, ma anche di pasticci inenarrabili. Ma sono questi i problemi italiani? L’opinione pubblica si scalda per questo? Non sembra. E allora i partiti dovrebbero dirottare i loro bollori sulle elezioni, almeno quelle hanno risvolti operativi  concreti . Ma la tentazione è troppo forte e tutti fanno finta che argomenti sui quali hanno messo il loro sigillo (vedi grillini e reddito di cittadinanza) siano la chiave di volta della politica italiana. Gli elettori non capirebbero, si sforzano di ripetere.Ma è fuor di dubbio che gli italiani pensano già ad altro, alle vacanze avvelenate dalle misure anti -covid, ad esempio. E delle vicende interne alla politica hanno piene le tasche. I media stanno lentamente virando, l’onda delle Olimpiadi reggerà ancora un paio di giorni. Poi scatterà la solita caccia ai vip ( politici compresi) in vacanza.