Assegnato al cantautore veneziano Gualtiero Bertelli il premio Tenco. Appuntamento al Teatro Ariston di Sanremo il 20 ottobre

 

di Giovanni Tagliapietra

 

Gualtiero Bertelli, 78 anni, veneziano della Giudecca. Cantautore di quelli che restano nel cuore e accompagnano generazioni. Gli hanno assegnato il premio Tenco 2022 assieme a Baglioni, Alice, Branduardi,  Concato,  Conte McDermot. Interessante ma non esaustiva la motivazione, che lascia sullo sfondo l’umanità, l’universalità e insieme la venezianità del personaggio. “Con la chiusura di industrie e di cantieri, negli anni Sessanta la classe operaia veneziana spariva dal centro storico e a poco a poco la città si trasformava in un suk per il turismo più selvaggio. In italiano, e soprattutto in dialetto, Gualtiero Bertelli è stato, ed è ancora, il cantore di questa metamorfosi con canzoni di lotta e con storie di ordinaria e proletaria vita quotidiana tra acqua alta, disoccupazione, condizionamenti culturali e religiosi. Quasi a mostrarci come le sue barche de carta della fantasia siano state, purtroppo, solo le navi grattacielo entrate in laguna».
Gualtiero Canta in dialetto e in lingua. Canzoni di lotta e d’amore.Struggenti e taglienti. Ci si può affezionare a un brano in particolare? “Nina ti te ricordi..” ad esempio. L’hanno ripresa e cantata in tanti, un piccolo capolavoro, in laguna diventa anche una dolcissima, immortale ninna nanna da cantare ai neonati. E’ nel cuore di tanti, a Venezia . Da quasi 60 anni lui, insegnante,  porta in giro per il mondo la cultura di una terra e di un popolo. L’insegnante ha la funzione di comunicare agli altri, dice,  il cantautore canta per condividere. Lui è un bastian contrario, è “contro”: ma si è ritrovato ad essere riconosciuto per le canzoni e per aver diffuso la cultura veneta. La prima incisione è del 1965, “Nina” del ’66, l’anno della disastrosa acqua alta che segnò uno spartiacque decisivo nella storia moderna di Venezia: fu subito un successo, la cantavano tutti. E’ un brano senza età. L’hanno incisa Maria Monti, Ivan Della Mea, Giovanna Marini, Francesco De Gregori. Ma ha cantato molto altro seguendo l’evoluzione della sua città. E’ cresciuto nella periferia del centro storico. La Venezia di allora era povera e molto abitata. Avevano chiuso il Mulino Stucky che aveva 1500 dipendenti, Porto Marghera cresceva e a Venezia restavano i lavoratori delle vetrerie e dei cantieri navali. Poi  le scelte strategiche di governo e Confindustria hanno cambiato il verso della storia. Gualtiero ha raccontato questa evoluzione nelle sue canzoni, le ha contrastate, con la tristezza e la malinconia di chi vede andare a fondo la propria città. Il turismo infine ha stravolto i connotati di un centro storico che si è letteralmente svuotato. “Ariva i barbari”, cantava un altro cantautore veneziano della stessa epoca (morto da poco) Alberto D’Amico. Quei “barbari” che oggi qualcuno definisce “ciabatones” continuano ad invadere la città senza lasciare che pochi spiccioli e macerie. Ma la battaglia di Bertelli non si esaurisce, anche se si considera a fine carriere. L’appuntamento è il 20 ottobre sul palco dell’Ariston, a Sanremo