A cinque anni dalla morte di Luigi Amadio

Per una volta questo spazio – dedicato da troppe settimane alle cronache dalla pandemia – ospita altro. Parliamo di Luigi Amadio. Il fondatore, la guida, l’anima di uno degli istituti di ricerca sulla neuroriabilitazione più quotati al mondo, la Fondazione S.Lucia Irccs. Un ricordo privato, una commemorazione pubblica. Ci sono uomini, idee, fatti che hanno segnato passaggi importanti della nostra vita, della vita della nostra collettività. Che hanno lasciato un’eredità da coltivare, un testimone da raccogliere. Un particolare approccio umano e scientifico alla riabilitazione, la grande intuizione della ruolo che lo sport poteva avere nel recupero del soggetto disabili, la spinta potente al decollo dello sport disabili, sono intuizioni e insegnamenti  che rappresentano una eredità inestimabile. Tenerlo a mente serve a non perdere la rotta, a conservare entusiasmi e speranze soprattutto in momenti delicatissimi come quelli che stiamo vivendo. Cinque anni fa improvvisamente Luigi ci lasciò. Era uomo buono, un manager illuminato, in qualche modo un precursore. La sua intelligenza, la sua tenacia e la sua umanità servirebbero come il pane per cercare una via d’uscita dai guai in questo momento. La sua capacità di cercare e di trovare soluzioni nell’ambito del suo mondo, quello della sanità ci sarebbero utili. Come avrebbe affrontato la pandemia, come avrebbe gestito il ruolo della Fondazione in questo contesto?  Se il S.Lucia ha tenuto testa all’emergenza, se oggi è un punto di riferimento per la riabilitazione post Covid e per la complessa patologia del Long Covid  è anche perché Amadio ha messo in piedi ed ha lasciato una struttura solida, ricca di professionalità e insieme di umanità. Una parte della squadra che aveva accompagnato Luigi Amadio nella sua avventura lavora ancora all’interno della Fondazione di via Ardeatina, ne assicura in qualche modo la continuità. Professionalità e umanità maturate nel tempo, bene o male, con tutte le contraddizioni, gli scontri e le insofferenze che la vita porta con sé. Ma sostanzialmente una squadra. Della quale alla fine, anche se non lo avrebbe mai ammesso, Amadio era fiero.

Oggi alcune sue intuizioni sono patrimonio comune, ma certe rigidità del sistema che lui combatteva rimangono e impediscono di uscire dal tunnel. Lentamente la Fondazione S.Lucia, la sua creatura, va avanti su un solco tracciato e faticosamente cerca di mantenere una coesione interna fondamentale per sopravvivere. Chi è rimasto porta avanti i suoi  insegnamenti e i suoi obiettivi, combatte le sue battaglie contro gli stessi avversari. Quelli che gli hanno fatto scoppiare il cuore. La pandemia ha messo impietosamente a nudo le criticità del sistema sanitario, la politica non ha saputo cogliere i segnali che da tempo richiedevano un cambio di rotta. Ora è una corsa affannosa al recupero di una dimensione umana e sociale del sistema sanitario, al recupero del territorio ed insieme delle eccellenze. Non sappiamo cosa potrebbe e saprebbe inventare Luigi Amadio, con quel mix di buon senso e intelligenza che lo caratterizzava. Ci vorrebbe qualcuno di quei lampi di genialità che talvolta tirava fuori dal suo cilindro  e che consentivano di trovare un appiglio per  resistere nelle difficoltà.

Giovanni Tagliapietra