Di Ugo Battaglia

 

Giorgia Meloni vive sulla pelle la difficoltà di chiudere dignitosamente una Finanziaria tra le più complicate di questo secolo, il Pd sta vivendo un momento politicamente drammatico. Sarà un Natale di passione per tutti, e il 2023 si aprirà in ogni caso con nuovi scenari e prospettive. Della manovra ci informano i media minuto dopo minuto, l’opposizione è all’angolo, i problemi per il premier vengono dagli alleati, ma tutti sanno che alla fine prevarrà la logica di evitare l’esercizio provvisorio. Per Enrico Letta è crisi dura. Vogliamo credere ai sondaggi? La forbice oscilla, ci sono le rilevazioni ostentatamente orientate e quelle più affidabili. Ma il dato di fondo è omogeneo, i dem, travolti dallo scandalo Qatar-gate perdono punti. Avanza il M5s, secondo partito dietro Fdi. Variano i numeri e le percentuali, ma la realtà è questa. l’ultima rilevazione di Swg per il Tg La7 è particolarmente imbarazzante. Nessuno immaginava una caduta così verticale. Oltre quattro lunghezze perse in meno di tre mesi: i Democratici sono crollati dal 19% delle Politiche al 14,7, con i grillini da settimane in corsia di sorpasso e ormai fissi in testa al 17,4, secondo partito dopo l’imprendibile Fratelli d’Italia, ben due punti sopra il risultato del 25 settembre. Colpa anche di Letta, che negli ultimi tempi ha sbagliato tutto quel che si poteva sbagliare lasciando il  campo libero a Conte, che ormai detta i temi e l’agenda progressista?
Non ci sono più molti margini di manovra, il partito si sta incartando ed è a un passo dalla crisi di nervi, non c’è un condottiero carismatico a cui affidare il compito di portare i dem in salvo. I candidati alla successione di Letta non sono grandi personaggi, gli uomini del passato non sono più proponibili. La fortuna del centro destra è di essersi trovato in casa la soluzione. Con Berlusconi in imbarazzante declino, con Salvini in caduta libera c’è Giorgia Meloni che con invidiabile energia sta imparando in fretta a gestire un potere e una responsabilità enormi. Resisterà? Nessuno le fa sconti e la mediazione non è il suo forte. Ma è da troppi anni sulla breccia per non sapere come fare lo slalom tra i problemi. Si diceva del 2023. Per il Pd può essere l’anno della catarsi o del crollo definitivo, per la Meloni l’anno della consacrazione. Se nessuna di questi scenari dovesse verificarsi, se il paese dovesse restare in stallo troppo a lungo saremmo davvero nei guai