L’Istat ha rivelato che l’economia italiana ha subito un rallentamento più marcato del previsto nel secondo trimestre del 2023. Il Prodotto Interno Lordo (Pil), corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre è cresciuto dello 0,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Questi dati rappresentano una revisione al ribasso rispetto alle stime preliminari diffuse a luglio, che indicavano una diminuzione congiunturale dello 0,3% e una crescita tendenziale dello 0,6%. Inoltre, la variazione acquisita per l’intero anno è stata rivista al ribasso dal +0,8% stimato a luglio al +0,7% comunicato dall’Istat.

La flessione del Pil è stata principalmente causata dalla domanda interna, che ha sottratto all’economia 0,7 punti percentuali.

L’economia italiana ha registrato una performance inferiore alla media europea e dei suoi principali partner. Mentre l’economia italiana ha mostrato una contrazione dello 0,4%, gli Stati Uniti hanno registrato una crescita dello 0,6%, la Francia dello 0,5%, mentre la Germania è rimasta stabile. In termini tendenziali, gli Stati Uniti hanno registrato una crescita del 2,6%, la Francia dello 0,9%, mentre la Germania ha mostrato una diminuzione dello 0,1%. Complessivamente, il Pil dei paesi dell’area euro è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

La diminuzione del Pil nel secondo trimestre è stata principalmente causata dalla domanda interna, mentre la domanda estera non ha avuto un impatto significativo. La domanda nazionale, escludendo le scorte, ha contribuito negativamente sottraendo 0,7 punti percentuali alla variazione del Pil, con consumi familiari e investimenti in calo. Le scorte hanno contribuito positivamente (0,3 punti percentuali). Il contributo della domanda estera netta è stato nullo.

Nel complesso, tutti i principali aggregati della domanda interna sono diminuiti rispetto al trimestre precedente, con cali nei consumi finali nazionali e negli investimenti fissi lordi. Le importazioni ed esportazioni sono entrambe diminuite, e il valore aggiunto in agricoltura, industria e servizi è diminuito nei principali comparti produttivi.