La maggioranza supera le tensioni interne e ritrova la compattezza in Senato sulla riforma della legge elettorale. Il centrodestra ha respinto senza defezioni gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure e ha poi approvato la proposta unitaria che introduce fino a tre preferenze, mantenendo però i capilista bloccati.
Fratelli d’Italia ha celebrato il risultato mostrando in Aula cartelli con la scritta «Con noi le preferenze, con loro zero preferenze». Anche la premier Giorgia Meloni è intervenuta sui social rivendicando il ritorno delle preferenze su proposta di FdI e accusando la sinistra di scarsa credibilità sul tema.
Il voto è arrivato dopo una giornata caratterizzata da nuove fibrillazioni all’interno della coalizione. In particolare, era circolata l’ipotesi che FdI potesse valutare alcuni emendamenti delle opposizioni favorevoli a un sistema di preferenze più ampio. Lega e Forza Italia avevano però ribadito la necessità di rispettare l’accordo raggiunto nella maggioranza, mettendo in guardia dal rischio di compromettere l’intera riforma.
Dopo una riunione con la ministra Elisabetta Casellati, i capigruppo e i rappresentanti dei partiti del centrodestra, la maggioranza ha ritrovato l’unità, respingendo le proposte delle opposizioni e approvando il proprio emendamento.
Il confronto resta tuttavia aperto su altri aspetti della riforma. Uno dei temi più delicati riguarda le quote di genere: la nuova disciplina sulle preferenze esclude infatti i capilista dal meccanismo di alternanza e non ripropone per loro il limite del 60-40 previsto dal Rosatellum.
Polemiche anche sulla raccolta delle firme per le forze politiche che si presentano per la prima volta alle elezioni. Giuseppe Conte ha parlato di una «norma truffa della casta», mentre le opposizioni contestano più in generale l’intero impianto della riforma.
Dai banchi della minoranza sono arrivate inoltre critiche al sistema delle preferenze accompagnato dai capilista bloccati, giudicato insufficiente a restituire agli elettori una piena possibilità di scelta. Matteo Renzi ha attaccato la maggioranza in Aula, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato il centrodestra di aver sacrificato la coerenza pur di non mettere a rischio la legge.
La maggioranza rivendica invece il risultato raggiunto. Maurizio Gasparri ha sottolineato la capacità della coalizione di trovare una sintesi, mentre Maurizio Lupi e Antonio De Poli hanno difeso l’introduzione delle preferenze. Il confronto parlamentare, tuttavia, è destinato a proseguire sui numerosi nodi ancora aperti della riforma.










