La riforma voluta dal centrodestra diventa legge dopo il via libera definitivo del Parlamento. Le opposizioni contestano il premio di maggioranza, le nuove regole sulle firme e la rappresentanza di genere. Intanto M5S e Pd cercano di favorire le liste minori, mentre resta aperta la sfida per la leadership del campo largo.
ROMA – La nuova legge elettorale è ormai una realtà, ma lo scontro politico e istituzionale che l’ha accompagnata è tutt’altro che concluso. Con la promulgazione da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avvenuta venerdì 9 ottobre, la riforma sostenuta dalla maggioranza di centrodestra completa il proprio percorso parlamentare e apre una nuova fase di confronto tra governo e opposizioni.
Il provvedimento, ribattezzato Stabilicum dai sostenitori e Melonellum dai critici, è stato approvato definitivamente alla Camera con 227 voti favorevoli e 164 contrari. La legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre con il numero 180, modifica il sistema di elezione di Camera e Senato in vista delle politiche del 2027. Per il governo guidato da Giorgia Meloni, la riforma punta a rafforzare la stabilità degli esecutivi e a rendere più chiara agli elettori la scelta della coalizione chiamata a governare. Di tutt’altro avviso le forze del centrosinistra, che denunciano possibili criticità costituzionali e si preparano a trasferire la battaglia dal Parlamento alle sedi giudiziarie.
La riforma supera il Rosatellum, il sistema elettorale misto utilizzato nelle ultime elezioni politiche, introducendo un modello proporzionale accompagnato da un premio di maggioranza.
Il meccanismo prevede l’attribuzione di seggi aggiuntivi alle coalizioni che superano il 42% dei consensi: fino a 70 alla Camera e 35 al Senato, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa.
Tra le novità figura anche l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio da parte delle coalizioni, senza modificare le prerogative costituzionali del presidente della Repubblica nella nomina del capo del governo.
Il sistema prevede inoltre soglie di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per i singoli partiti, mentre vengono reintrodotte le preferenze accanto alla presenza dei capilista bloccati.
Secondo la maggioranza, queste disposizioni dovrebbero favorire coalizioni più riconoscibili e governi maggiormente stabili. Le opposizioni sostengono invece che alcune norme possano alterare la rappresentanza politica e rendere più difficile la partecipazione delle formazioni minori.
La promulgazione non mette fine alle contestazioni. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e +Europa intendono proseguire l’opposizione alla riforma attraverso iniziative giuridiche e politiche.
Al centro delle critiche figurano soprattutto le norme sulla parità di genere, le sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e il meccanismo del premio di maggioranza al Senato.
Le opposizioni ritengono che alcuni aspetti possano entrare in contrasto con i principi costituzionali relativi all’uguaglianza del voto, alla rappresentanza e alla partecipazione democratica.
Lunedì è previsto alla Camera un appuntamento durante il quale i rappresentanti delle forze di opposizione passeranno idealmente il testimone ad associazioni, giuristi ed esponenti della società civile, chiamati a valutare le possibili iniziative contro la nuova normativa.
La questione presenta anche un importante risvolto giuridico: la promulgazione presidenziale non impedisce un successivo controllo di costituzionalità. Un eventuale giudizio della Consulta, tuttavia, richiede l’attivazione degli strumenti processuali previsti dall’ordinamento e non deriva automaticamente dalla semplice contestazione politica della legge.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso ha prospettato la possibilità di abbreviare i tempi procedurali, qualora la questione arrivasse all’esame dei giudici.
Uno degli effetti più immediati della nuova legge riguarda le condizioni di accesso alle elezioni per le formazioni politiche che non dispongono di una rappresentanza parlamentare.
La riforma porta infatti da 1.500 a 6.000 il numero di sottoscrizioni richieste in ciascun collegio plurinominale per la presentazione di determinate liste, prevedendo però deroghe e agevolazioni per alcune forze già rappresentate nelle istituzioni.
È proprio su questo terreno che il Movimento 5 Stelle ha deciso di intervenire, favorendo un’operazione parlamentare destinata ad aiutare il progetto centrista promosso da Alessandro Onorato ed Enzo Maraio.
Il senatore Luigi Nave ha lasciato il gruppo parlamentare pentastellato per aderire, come passaggio intermedio, alla componente di Alleanza Verdi e Sinistra nel gruppo Misto di Palazzo Madama.
L’obiettivo dell’iniziativa è favorire la nascita di una componente collegata ad Avanti Psi e Progetto Civico Italia, consentendo alla futura formazione politica, qualora risultino soddisfatti i requisiti previsti dalla normativa, di beneficiare della soglia ridotta di 1.500 firme.
Dal Movimento 5 Stelle precisano che Nave continua a riconoscersi politicamente nel partito di Giuseppe Conte e che l’operazione nasce dalla volontà di contrastare le nuove limitazioni all’accesso elettorale.
Anche Onorato e Maraio hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa, interpretandola come un segnale di collaborazione tra le diverse componenti del centrosinistra.
Il caso dimostra come la nuova normativa stia già modificando le strategie organizzative dei partiti, spingendo le formazioni maggiori a valutare forme di collaborazione con i soggetti politici più piccoli.
La questione delle firme coinvolge anche il Partito Democratico, interessato a costruire una coalizione capace di riunire forze politiche differenti.
La vicepresidente dem Chiara Gribaudo ha manifestato disponibilità a sostenere le formazioni che intendono contribuire alla costruzione di un’alternativa di centrosinistra.
La prospettiva è quella di evitare che le nuove disposizioni elettorali ostacolino la presenza di movimenti civici e partiti minori potenzialmente interessati a partecipare alla coalizione.
Parallelamente, Italia Viva continua a lavorare al rafforzamento dell’area moderata e riformista, anche attraverso il dialogo con i Moderati di Giacomo Portas.
L’obiettivo è consolidare il progetto di Casa Riformista, nel tentativo di dare rappresentanza a un elettorato centrista che potrebbe assumere un ruolo significativo nei futuri equilibri delle alleanze.
Queste iniziative testimoniano la crescente attenzione dei partiti verso la costruzione delle liste e la definizione delle coalizioni, due aspetti strettamente collegati alle regole introdotte dal nuovo sistema elettorale.
Conte e Schlein, il nodo delle primarie divide il campo largo
Se la collaborazione tra i partiti registra segnali di apertura, resta ancora irrisolta la questione più delicata: chi guiderà il centrosinistra alle elezioni politiche del 2027?
La nuova legge, con l’indicazione preventiva del candidato alla presidenza del Consiglio, rende ancora più urgente trovare un accordo sulla leadership.
Giuseppe Conte sostiene la necessità di ricorrere alle primarie, da organizzare dopo la definizione di un programma condiviso. Il leader del Movimento 5 Stelle ha proposto di riunire il tavolo della coalizione intorno al 20 ottobre, per accelerare il confronto sulle priorità politiche.
Diversa la posizione del Partito Democratico, dove prevale una maggiore cautela sui tempi della scelta. La segretaria Elly Schlein dovrà affrontare anche l’assemblea del 18 ottobre, appuntamento nel quale potrebbero emergere valutazioni sul futuro del partito, sul suo mandato e sui rapporti con gli alleati.
Alleanza Verdi e Sinistra, invece, guarda con maggiore interesse alla possibilità di individuare una figura condivisa, capace di rappresentare l’intera coalizione senza necessariamente passare attraverso una competizione tra i leader dei principali partiti.
Tra i nomi discussi nel dibattito politico figura anche quello di Silvia Salis, che ha tuttavia evitato di alimentare le indiscrezioni su una propria eventuale candidatura.
Il confronto si annuncia complesso perché coinvolge non soltanto le ambizioni personali dei leader, ma anche differenze programmatiche su politica estera, economia e rapporti con le istituzioni europee.
A richiamare l’attenzione sulla necessità di un accordo è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema.
Il suo auspicio è che le forze del centrosinistra riescano a superare le divisioni e a costruire una proposta comune, evitando contrapposizioni interne che potrebbero compromettere il progetto di coalizione.
La riflessione si inserisce in un confronto più ampio sul futuro dell’opposizione, chiamata a trovare un equilibrio tra le differenti identità politiche e la necessità di presentarsi agli elettori con un programma riconoscibile.
La riforma elettorale accentua questa esigenza: il premio di maggioranza rende particolarmente importante la capacità delle coalizioni di aggregare consensi, mentre l’indicazione del candidato premier impone di risolvere preventivamente la questione della leadership.
La nuova legge elettorale apre dunque una fase in cui il confronto si svilupperà contemporaneamente sul piano giuridico e su quello politico.
Da una parte, le opposizioni intendono verificare la legittimità costituzionale di alcune disposizioni, con particolare riferimento alla rappresentanza, alle sottoscrizioni e all’attribuzione dei seggi. Dall’altra, devono organizzarsi concretamente per affrontare una competizione regolata da norme differenti rispetto al passato.
Il centrodestra rivendica una riforma orientata alla governabilità, mentre il centrosinistra contesta gli effetti che il nuovo sistema potrebbe produrre sulla rappresentanza democratica.
In questo scenario, il calendario delle prossime settimane assume un’importanza particolare: l’assemblea del Pd, il confronto programmatico proposto dal M5S e le iniziative giuridiche annunciate dalle opposizioni contribuiranno a definire le strategie in vista del voto.
Con la firma di Mattarella si chiude il percorso legislativo del Melonellum, ma si apre una nuova partita politica. Per il campo largo, la sfida sarà duplice: portare avanti le contestazioni sulla riforma e, nello stesso tempo, trovare un’intesa su programma, alleanze e candidato alla guida del governo.