La maggioranza supera il primo voto segreto sulla riforma del sistema elettorale. Montecitorio boccia le cinque questioni di costituzionalità presentate dalle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli. Il provvedimento entra ora nella fase decisiva: attese le fiducie sugli articoli modificati dal Senato e, l’8 ottobre, il voto finale.

ROMA – Primo passaggio superato alla Camera per la riforma della legge elettorale. L’Aula di Montecitorio ha respinto le cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni contro la proposta di legge che modifica le regole per l’elezione di Camera e Senato.

Il voto, svolto a scrutinio segreto e in un’unica votazione, si è concluso con 229 contrari alle pregiudiziali e 151 favorevoli, su 380 deputati votanti. Il dato risulta dal resoconto ufficiale della Camera.

Il risultato rappresenta un passaggio politicamente rilevante soprattutto perché arrivato con voto segreto, modalità che rende impossibile ricostruire individualmente il comportamento dei parlamentari. La maggioranza aveva dedicato particolare attenzione alla presenza dei propri deputati in Aula proprio per evitare sorprese nella prima prova parlamentare significativa della nuova lettura del testo.

Al risultato del centrodestra si sono aggiunti anche i voti di Futuro Nazionale, formazione che, pur esprimendo critiche sul contenuto della riforma, ha scelto di non sostenere le pregiudiziali.

Edoardo Ziello ha motivato la scelta sostenendo che il gruppo continuerà a opporsi alla legge nelle sedi parlamentari appropriate, ma non condivideva le argomentazioni utilizzate nelle questioni preliminari.

Sul fronte opposto, Azione ha votato insieme agli altri gruppi di opposizione, contestando sia il merito sia il metodo seguito per arrivare alla riforma.

La partecipazione al voto è stata elevata. Secondo i dati riportati dall’ANSA, nel centrodestra risultavano sette deputati assenti su 233 e tre in missione, tra questi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Il provvedimento, identificato alla Camera come A.C. 2822-B, è una proposta di legge di iniziativa parlamentare. Era stata approvata per la prima volta dalla Camera il 16 luglio 2026, quindi modificata dal Senato e nuovamente trasmessa a Montecitorio il 15 settembre. L’esame attuale riguarda dunque le parti modificate da Palazzo Madama.

Tra le modifiche introdotte al Senato figura il sistema delle preferenze nei collegi plurinominali, accompagnato però dalla permanenza dei capilista bloccati.

Proprio questo meccanismo è uno dei punti maggiormente contestati dalle opposizioni. Nei lavori della commissione Affari costituzionali è stato osservato che il sistema produrrebbe diverse modalità di elezione: alcuni parlamentari verrebbero scelti attraverso le preferenze, mentre i capilista continuerebbero a essere collocati in posizione predeterminata nelle liste. Si tratta di una critica avanzata dalle opposizioni durante l’esame parlamentare, non di una valutazione della Camera sulla costituzionalità della norma.

La proposta prevede inoltre la possibilità di esprimere fino a tre preferenze, secondo le modalità stabilite dal nuovo testo. Su questo punto le opposizioni hanno presentato emendamenti, tra cui proposte per ridurre a due le preferenze e rafforzare i meccanismi di equilibrio di genere.Superato il primo ostacolo, il calendario parlamentare entra ora nella fase più delicata.

Il governo è orientato a porre la questione di fiducia sui primi articoli modificati dal Senato. Gli articoli 1 e 2 riguardano le modalità di elezione di Camera e Senato, comprese le nuove disposizioni sulle preferenze, mentre un ulteriore voto riguarda le modifiche territoriali ai collegi del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

La scelta della fiducia consente di votare il testo senza esaminare singolarmente gli emendamenti collegati all’articolo sul quale viene posta.

La Camera aveva calendarizzato l’esame del provvedimento tra il 30 settembre e i primi giorni di ottobre, con il voto finale indicato per l’8 ottobre.

Anche in quel caso le opposizioni intendono chiedere lo scrutinio segreto, trasformando l’ultimo passaggio a Montecitorio in una nuova verifica della tenuta parlamentare della maggioranza.

Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, +Europa e altre forze di opposizione hanno sollevato diverse obiezioni sul testo.

Una delle principali riguarda proprio la presenza dei capilista bloccati, che secondo i critici limiterebbe l’effettiva possibilità degli elettori di scegliere tutti i propri rappresentanti attraverso le preferenze.

Nel corso del dibattito parlamentare, il Pd ha contestato anche le modalità con cui vengono attribuiti i seggi e le conseguenze sulla rappresentanza. Il Movimento 5 Stelle ha accusato la maggioranza di intervenire sulle regole elettorali in prossimità della conclusione della legislatura, mentre AVS ha sollevato dubbi di costituzionalità.

Riccardo Magi, di +Europa, concentra invece parte della propria opposizione sull’aumento delle sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste e sostiene l’introduzione più ampia delle firme digitali.

Si tratta di rilievi politici e giuridici formulati dalle opposizioni: il voto di giovedì ha respinto le questioni pregiudiziali, ma non costituisce naturalmente un pronunciamento della Corte costituzionale sulla legge.

Uno degli aspetti destinati a pesare maggiormente nel dibattito riguarda il rapporto tra candidati scelti dagli elettori e candidati collocati in posizione privilegiata dalle forze politiche.

Dai lavori della Commissione Affari costituzionali emerge infatti che il sistema mantiene i capilista bloccati nei collegi plurinominali, mentre consente agli elettori di esprimere preferenze per gli altri candidati. Le opposizioni sostengono che questo possa determinare situazioni nelle quali un candidato con molte preferenze non venga eletto mentre il capolista ottenga comunque il seggio.

La maggioranza, al contrario, difende l’impianto della riforma e considera l’introduzione delle preferenze un ampliamento della possibilità di scelta concessa agli elettori.

È proprio su questo equilibrio tra selezione dei candidati da parte dei partiti e scelta diretta degli elettori che continuerà a concentrarsi una parte rilevante dello scontro parlamentare.

Il voto sulle pregiudiziali non chiude dunque la partita. La proposta dovrà superare i successivi passaggi sugli articoli e gli ordini del giorno prima di arrivare al voto finale.

Per il centrodestra, il risultato di giovedì rappresenta un’indicazione sulla compattezza dei gruppi parlamentari in vista dell’appuntamento decisivo. Per le opposizioni, invece, la battaglia proseguirà sia all’interno del Parlamento sia nel confronto politico nel Paese.

La data cerchiata sul calendario resta quindi giovedì 8 ottobre, quando Montecitorio sarà chiamato a pronunciarsi definitivamente sulla riforma.

Se il testo sarà approvato senza ulteriori modifiche rispetto a quello licenziato dal Senato, si concluderà l’iter parlamentare. In caso di nuove modifiche, invece, sarebbe necessario un ulteriore passaggio a Palazzo Madama.

Il primo voto segreto ha dunque consegnato alla maggioranza un risultato numericamente netto. Ma il confronto sulla nuova legge elettorale, sui suoi meccanismi e sulla loro compatibilità con i principi costituzionali continuerà fino all’ultimo voto.