Parla il dott. Francesco Maneschi, direttore della Uoc di Ginecologia ed Ostetricia dell’azienda sanitaria San Giovanni Addolorata di Roma. Nello storico ospedale romano le pazienti hanno  un ingresso separato, grandi spazi e massima sicurezza. Nel team di Ginecologia un organico di 21 medici per gestire gravidanze ad alto rischio (60% dei casi) e a basso rischio. Punta di diamante del reparto è l’attività oncologica

Di WANDA CHERUBINI

L’Unità Operativa Complessa di Ginecologia ed Ostetricia dell’azienda sanitaria San
Giovanni Addolorata eroga prestazioni di chirurgia ginecologica tradizionale e miniinvasiva e svolge attività di assistenza alla gravidanza, al parto ed alla gravidanza a
rischio. E’ diretta dal dott. Francesco Maneschi. Gli abbiamo chiesto di parlarci del
reparto.
Come si articola l’attività della Uoc e del Pronto soccorso ostetricoginecologico?
Partiamo con il Pronto soccorso, che è un ambiente dedicato solo alle donne con un
ingresso separato dal Pronto soccorso generale (si accede da via Santo Stefano
Rotondo), quindi, non c’è confusione e ci sono degli spazi dedicati molto ampi. C’è
un’adeguata dotazione di persone: medici, ostetriche, assistenti e tutti gli strumenti
che servono h 24. Inoltre, c’è una grande attenzione alle protezioni Covid. In più sono
attivi, sempre h 24, laboratori e terapia intensiva. Ci sono tutte le specialità. La nostra
unità, in particolare, si occupa delle patologie più complesse con un’ottima terapia
intensiva neonatale. Siamo proprio un punto di riferimento. A Roma i Pronto
Soccorso dedicati ci sono al San Camillo ed all’Umberto I, ma negli ospedali
monoblocco sono tutti integrati nella struttura generale. Abbiamo poi tante stanze,
quindi, possiamo seguire molti pazienti contemporaneamente. C’è una rotazione di
persone, quindi la struttura non è mai troppo affollata. Da noi non ci sono stati focolai
da Covid, proprio perché abbiamo subito identificato ed isolato immediatamente i
positivi.
Quanti parti ci sono all’anno nella vostra struttura? Quanti cesarei?
Il numero dei parti si agirano sui 1100-1200 l’anno, mentre per i cesarei, il 22 per
cento sono tagli cesarei primari e questo è uno dei migliori valori nel Lazio.
Quanti professionisti lavorano nel reparto?
Siamo 21 medici d’organico, personale più che adeguato per mantenere le risorse
dedicate all’urgenza. Poi abbiamo le ostetriche, sia quelle preposte agli ambulatori,
che alla sala parto ed alla sala operatoria e gli assistenti.
Quali le principali prestazioni erogate?
In Ostetricia gestiamo le gravidanze ad alto rischio (per il 60 per cento dei casi) ed a
basso rischio (40 per cento). Le gravidanze ad alto rischio ci sono inviate dagli altri
ospedali di I livello. Abbiamo, quindi, la gestione dell’alto rischio ostetrico. Dal
punto di vista ginecologico la punta di diamante è tutta l’attività oncologica (tumori
dell’apparato genitale femminile, laparoscopia). Abbiamo anche il robot, ma spesso
una buona laparoscopia non si discosta di molto dai vantaggi dell’uso del robot. Alle
spalle abbiamo tutto quello che serve per fare oncologia. Siamo, in generale, un
ospedale cha ha un’attenzione particolare per l’oncologia. Poi facciamo molta
chirurgia mininvasiva: più del 50 per cento degli interventi si fanno in laparoscopia.
Anche per i tumori dell’utero, l’80 per cento di questi vengono trattati in
laparoscopia. Facciamo anche la chirurgia benigna.
Quali sono gli ambulatori attivi?
Abbiamo tanti ambulatori, come quelli dedicati all’oncologia ginecologica, ai tumori
della mammella, ai fibromi e quelli che riguardano tutta la diagnosi prenatale. Manca
soltanto la procreazione medicalmente assistita.
C’è un percorso di nascita differenziato per le gravidanze a basso e alto rischio?
Sì, a basso rischio è gestito dalle ostetriche, mentre ad alto rischio è un percorso
dedicato che si sviluppa a secondo del rischio. E’ la nostra mission operare per le
gravidanze ad alto rischio. Circa il 60 per cento delle gravidanze che assistiamo sono
ad alto rischio. L’alto rischio, in base ai dati che abbiamo, è dovuto all’età media del
primo parto che nel Lazio si attesta a 33-34 anni e ciò implica che una buona parte
delle donne non ha un apparato riproduttivo così brillante e con il proseguire degli
anni questo fa sì che le gravidanze abbiamo dei problemi. Tutto ciò mette sotto stress
non solo noi, ma tutto il sistema. Per esempio nel Nord Europa la prima gravidanza si
ha in media 10 anni prima che da noi. Questo dato si associa poi alla crisi
demografica.
E per le gestanti con fattore Rh negativo che necessitano di immunoglobuline
anti D?
Esiste un ambulatorio di immunoprofilassi ed è gestito dalle nostre ostetriche, che
hanno un ruolo importante. Nel baso rischio l’ambulatorio lo gestiscono in prima
persona proprio le ostetriche. Abbiamo anche percorsi di preparazione al parto
telematici, attivati per via del Covid.
Quali vantaggi hanno le tecniche chirurgiche endoscopiche rispetto agli
interventi tradizionali?
Le tecniche endoscopiche, quando possono essere utilizzate, sono più amicali nei
confronti della donna perché il disagio post operatorio è molto ridotto. Con queste
tecniche, ad esempio, trattiamo tantissimi fibromi e questo è un vantaggio gigantesco.
Perché le donne dovrebbero preferire la vostra Uoc?
Perché è un ambiente altamente professionale. Noi siamo una struttura che ha una
gestione delle donne polispecialistica (ginecologi, anestesisti, neonatologi) e
multidisciplinare perché oltre a noi ci sono le professioni ostetriche ed
infermieristiche pediatriche per gestire questi bambini, spesso estremamente piccoli.
Questa è una struttura compatta, polispecialistica, che ha molta attenzione sia
all’umanizzazione del parto che alle anomalie della gravidanza e del parto che
possono comparire e che vengono gestite in equipe e poi è una struttura solida.