VENEZIA SPECIALE SOSTENIBILITA’/ 1  –Parla Claudio Togna, notaio e consulente giuridico del ministro per la P.A.  Il punto a un anno dalla presentazione della Fondazione che vede tra i promotori le università cittadine, la Fondazione Cini, Snam, Generali, Eni, Confindustria Veneto e Boston Consulting Group. Presidente il veneziano Renato Brunetta.  Obiettivo lo  sviluppo di un piano di interventi per la crescita sostenibile del territorio,  in particolare il rilancio di Marghera come polo per la produzione di energie alternative, la riqualificazione urbana e la promozione del patrimonio artistico e culturale della città

 

Di Giulio Terzi

Proprio un anno fa in laguna fu presentato davanti alle istituzioni pubbliche e private fondatrici  il progetto della costituenda  Fondazione Venezia capitale mondiale della sostenibilità. C’erano il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Prendeva il via con la previsione di un impegno di spesa da 2,5 a 4 miliardi di euro, pubblici e privati, una parte già stanziati o finanziati nel territorio, un progetto ambizioso ma in linea con la storia della Serenissima.Obiettivo promuovere lo sviluppo di un piano di interventi per la crescita sostenibile del territorio, in particolare il rilancio di Marghera come polo per la produzione di energie alternative, la riqualificazione urbana ( ripopolamento del centro storico compreso) e la promozione del patrimonio artistico e culturale di Venezia. Con la Fondazione la città lagunare punta a diventare un centro di rilievo mondiale per il dibattito scientifico accademico e culturale sui temi della sostenibilità e Esg (Ambiente, Sociale e Governance), anche attraverso l’organizzazione di una «Biennale della Sostenibilità». Fra i promotori le Università cittadine – Cà Foscari, Iuav, Conservatorio Benedetto Marcello, Accademia Belle Arti – e quella di Padova, la Fondazione Giorgio Cini, Snam, Generali, Eni, Confindustria Veneto e Boston Consulting Group. Un pacchetto di mischia di grande impatto. Ma la città lo merita. «Venezia non è un museo, non è soltanto eredità: è un esempio di sostenibilità per la sintesi unica di storia, ambiente, economia e tecnologia che rappresenta e che la rende un modello per il resto del mondo, dice Renato Brunetta, e ha sicuramente ragione.

Ad un anno di distanza riprendiamo l’argomento cerchiamo di approfondirlo con una inchiesta che ci porterà a toccare tutti i punti chiave di questa avventura. E partiamo dall’inizio. Tempi, modi, road map. La comunicazione dell’evento ha messo in luce impegni di spessore e prospettive affascinanti.  Ma in concreto? L’idrogeno è il futuro, ma la sostenibilità serve molto prima che quella promessa sia realtà fruibile. Nell’elenco dei soci ci sono nomi importanti, altisonanti. Ci mettono la faccia e dei soldi nell’operazione, ma la strategia operativa? Cominciamo a mettere insieme i tasselli del puzzle partendo dal suo substrato ideologico, politico. Ne parliamo con il notaio Claudio Togna,, consulente giuridico del Ministro Brunetta,  che ha accompagnato la realizzazione della architettura giuridica della Fondazione.

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Venezia e sostenibilità, un brand mondiale e un termine abusato che contiene tutto, troppo, ma che alla fine risulta poco chiaro. Ma dalla sintesi può nascere una cosa importante. Una Fondazione, in laguna fa sempre notizia. E la Serenissima è stata sempre l’antesignana della sostenibilità. Come è nata l’ìdea?

– L’intuizione del Ministro Brunetta in ordine alla fondazione è stata quella di utilizzare e rendere performante l’istituto della  “Fondazione di partecipazione” rendendolo, nella fattispecie, strumento operativo di sintesi tra Governo, realtà territoriali (Comune di Venezia, Regione Veneto), enti istituzionali (Università, Conservatori) e grandi gruppi industriali anche quotati sui mercati regolamentati (ex plurimis Enel, Snam, Generali) oltre all’apporto dei soci sostenitori che, ancorchè non fondatori, rappresentano l’eccellenza delle società italiane nel campo dell’industria e dei servizi.

 

Nel secolo scorso, quando Venezia andò letteralmente “sotto” per via dell’”Aqua granda”, lo Stato faticò a prendere le misure della tragedia. Furono degli organismi privati da tutto il mondo a salvare la città, a rimediare i guasti della marea. Lo fecero subito, con risorse proprie. Oggi non siamo in una situazione molto diversa. Ma nella Fondazione che lei ha contributo a fondare ci mette la firma anche il governo, assieme ad enti pubblici e privati. Cosa si propone questo nuovo ente?

Il coordinamento di un tale ente in coerenza con gli scopi istituzionali che valorizza e promuove l’intera transizione ecologica della Città di Venezia (le cui criticità si identificano, e non è un caso, con le criticità ambientali a livello mondiale) è dato dal Presidente nominato non a caso dal Governo nel Ministro Brunetta veneziano e docente universitario per imprimere alla fondazione quel carattere di esperienza e di professionalità nella strutturazione e nel perseguimento degli obiettivi atta a distinguerla da analoghe, ancorchè significative, fondazioni marcatamente territoriali.

 

Il segno più importante, per ora un segno di speranza, è la sede nelle Procuratie Nuove, in piazza San Marco. Ospitavano ai tempi della Serenissima l’alta burocrazia della Repubblica, erano in pratica i manager del Doge. C’è un filo che collega idealmente due contesti storici…

La sede nelle Procuratie Nuove in piazza San Marco lega idealmente, in continuità, l’ambizione di restituire sotto il profilo della cultura, dell’arte, del sapere e del turismo sostenibile ed intelligente il ruolo che la Venezia storica si è guadagnata nel mondo.