Parla Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti di Roma. “Noi esercenti pronti a collaborare non a pagare gli effetti della malamovida. Non  vogliamo essere il capro espiatorio. E una città morta non serve a nessuno”

 

Di Giovanni Tagliapietra

La situazione è difficile, difficile non perdere la testa. Uno che resiste, che mira al dialogo e alla conciliazione pur difendendo gli interessi di una categoria e di migliaia di famiglie è Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti di Roma. Con lui facciamo il punto della situazione.


La situazione è oltre il limite. Ed è oltremodo pericolosa. Gli esercenti premono, il Campidoglio nicchia. Prefetto, questore, ministro non hanno idee (o risorse). Che ne pensa?

Penso che sia necessaria un’azione comune, da parte delle Associazioni, della Politica e delle Forze dell’ordine per arginare il fenomeno della movida selvaggia. Occorre lavorare in sinergia e noi siamo disposti a fare la nostra parte, ma non siamo disposti a pagare a caro prezzo gli effetti di questa situazione, soprattutto in questo periodo di pesante crisi dovuta alle misure anti Covid e alla pandemia in generale. Siamo disposti quindi a collaborare e confrontarci con le Istituzioni per trovare le soluzioni più adatte, ma non possiamo essere – ancora una volta – il capro espiatorio. La maggior parte delle nostre imprese sono sane e siamo i primi a volere regole certe e pene severe per chi non rispetta le normative e contribuisce a creare questi fenomeni.

 

Non è normale che gli esercenti assoldino una polizia privata per garantire servizio pubblico e sicurezza per tutti

No, non è normale, ma nonostante ciò abbiamo messo anche questa proposta sul tavolo. Molti imprenditori portano avanti le proprie attività da anni, per alcuni è una tradizione di famiglia, per altri un nuovo investimento e la chiusura anticipata sarebbe un’ulteriore batosta in questo periodo in cui le disposizioni anti Covid hanno messo a rischio chiusura migliaia di attività.

 

 Le misure restrittive, orari e tipo di servizi consentiti non portano lontano,. Ci vuole altro. Cosa?

Ci vuole controllo. Bisogna vivere la città, ma viverla in maniera sana. Non si può chiudere tutto per evitare i fenomeni di movida selvaggia, perché così si ottiene solo una città morta che non può competere con le altre Capitali europee.

 

Chi sono i protagonisti della movida., si può dare loro quello che chiedono senza finire in guerra aperta?

I protagonisti della movida sono i cittadini e i turisti, i protagonisti della movida selvaggia sono delinquenti che bisogna fermare. Questa differenza è fondamentale perché bisogna “fare guerra” a chi vuole distruggere Roma, non a chi vuole viverla e a chi ci investe denaro e lavoro. Roma non può essere ostaggio di circa 10000 ragazzi.La nostra città deve essere aperta

 

Alla fine è questione di ordine pubblico (e anche sanitario). I locali non c’entrano.  E’ un problema di sicurezza collettiva. di ordine pubblico. Colpire chi sbaglia e chi viola le regole. Non basta questo?

Questa è la base, ma ognuno deve fare la propria parte. Noi vogliamo dare il nostro contributo, ma non a discapito delle nostre attività. Le imprese sane devono essere un valore aggiunto e non un bersaglio, perciò dobbiamo tutti lavorare in sinergia per garantire la sicurezza collettiva.