Parla la dr.ssa Lucia Rosalba Grillo, direttore della UOC di Anatomia Patologica del San Camillo Forlanini, di Roma. “L’anatomo-patologo è una figura centrale, punto di incontro tra il medico specialista e il suo paziente. Senza il suo intervento le diagnosi su cellule e tessuti non sarebbero possibili,  sarebbe più difficile individuare le terapie ‘su misura’ per chi ha un tumore.” “Sul San Camillo convergono richieste di ogni tipo e l’equipe che le gestisce ha competenze superspecialistiche, al passo con l’innovazione tecnologica. Un esempio? La ‘digital pathology’.”

Di Giulio Terzi

 Senza il suo intervento le diagnosi su cellule e tessuti non sarebbero possibili,  sarebbe più difficile individuare le terapie ‘su misura’ per chi ha un tumore. L’anatomo-patologo, figura sempre più al centro di percorsi diagnostico-terapeutici di malattie gravi e diffuse. E’ un medico “trasversale”. Ma negli ultimi anni il numero di questi professionisti in Italia è calato di oltre il 25%, passando da 1.500 a 1.100 specialisti. E le prospettive per il futuro non sono rosee. Anche nelle università,  la metà dei posti di specializzazione è rimasta vacante.  Un ruolo scomodo, evidentemente. Ma indispensabile. Ne parliamo cona la dr.ssa Lucia Rosalba Grillo, direttore dell’U.O.C. di Anatomia Patologica del San Camillo Forlanini di Roma

 

Cosa fa l’anatomo-patologo?

Nella maggior parte dei casi, si pensa all’anatomo-patologo come al classico medico chiuso in uno stanzino che dedica tutto il suo tempo ad effettuare autopsie. In realtà, il suo è un ruolo molto più importante: un punto d’incontro tra il medico specialista e il paziente.

 

 

 

Il suo reparto svolge un ruolo fondamentale, spesso determinante, nel percorso clinico di un paziente. Soprattutto se la patologia è importante o se non è chiara è definita. È così?

L’anatomo patologo formula diagnosi di malattia con esami citologici, esami istologici (estemporanee e definitivi) che si avvalgono di tecniche istochimiche, immunoistochimiche e di biologia molecolare.  Il ruolo dell’anatomo-patologo è indispensabile e determinante: – nella gestione corretta del percorso diagnostico-terapeutico, soprattutto in ambito oncologico, intervenendo in tutte le fasi del percorso assistenziale, dalla diagnosi alla scelta terapeutica, al successivo follow-up; – nell’ambito della prevenzione oncologica, in quanto responsabile della diagnosi cito-istologica nei programmi di screening (tumore della cervice uterina, tumore dell’intestino), condizionando le successive decisioni terapeutiche; – con l’esame intraoperatorio o estemporanea, che consiste nel formulare una diagnosi in tempi rapidissimi (circa 15 minuti) durante l’intervento chirurgico, in quanto indica la successiva scelta del chirurgo: proseguire l’intervento rendendolo radicale o concluderlo; nella valutazione dell’idoneità degli organi di donatori viventi o non, nell’ambito dei trapianti e della valutazione della patologia da rigetto nei pazienti  trapiantati, (in alcuni casi, infatti, il rigetto acuto su tessuto può precedere di 24 ore l’insorgenza dei sintomi). In tal modo è possibile per il clinico modulare in modo corretto la  somministrazione dei farmaci immunosoppressori, che possono a loro volta essere responsabili dell’insorgenza di malattie infiammatorie e di sepsi.

Qual è la peculiarità del ruolo del patologo in questo contesto?

Sebbene l’attività del patologo venga accomunata a quella di un medico di laboratorio d’analisi cliniche, ci  sono delle differenze sostanziali. L’anatomo patologo non si trova di fronte ad un campione già pronto per essere analizzato al microscopio ottico ma deve acquisire e gestire un campione operatorio, riducendolo in sezioni rappresentative da cui poi sarà possibile allestire dei vetrini, sulla base della conoscenza dell’anatomia, della clinica e dell’esperienza maturata  nel corso degli anni, attenendosi a linee guida e procedure approvate da società scientifiche italiane ed internazionali che garantiscono il materiale sia trattato, tracciato ed archiviato in modo adeguato. Una volta ottenuto il vetrino, l’anatomo patologo analizza, con il microscopio ottico, le caratteristiche dei tessuti e delle cellule con un processo dinamico di analisi e di sintesi finalizzato alla stesura di una diagnosi istopatologia.

Che prevalenza di pazienti e patologie? Un po’ di numeri e percentuali.

Dal 1° Gennaio 2022 ad oggi sono state eseguite un totale di prestazioni di circa 45000. Sono in continuo aumento il numero dei vetrini per ogni caso, la richiesta di revisione di esami eseguiti  in altre sedi  per una “seconda opinione”,  il numero delle indagini molecolari (aumento pari a circa il 30% in più rispetto all’anno precedente.  Afferiscono al nostro ospedale pazienti portatori di tutte le patologie, in quanto esistono tutte le attività di Chirurgia di alta specialità (cardiochirurgia, chirurgia toracica, chirurgia oncologica della mammella, chirurgia d’urgenza, chirurgia dei trapianti, chirurgia pediatrica, chirurgia maxillo-facciale, neurochirurgia)…

 

Perché il San Camillo è eccellenza italiana anche nel suo settore ?

L’Ospedale San Camillo per la storia e per le dimensioni accoglie tutte le richieste da parte degli utenti, dalle semplici prestazioni ambulatoriali, alle più complesse patologie appannaggio dell’emergenza, delle chirurgie di alta specialità e della patologia feto-placentare che coinvolgono anche l’attività dell’anatomia patologica. Il personale tecnico è dotato di competenze specialistiche ed è in grado di eseguire preparati di ottima qualità, anche su campioni di minime dimensioni (al limite della visibilità) permettendo ai patologi di formulare delle diagnosi precise e circostanziate, consentendo la scelta di materiale adeguato per la valutazione dei marcatori prognostici-predittivi ed evitando al paziente di ripetere il prelievo. Gli anatomopatologi che prestano il loro servizio in A.P.hanno competenze super-specialistiche, derivanti da un aggiornamento costante e continuo e da un approfondimento dato dalla partecipazione attiva e integrata nei gruppi multidisciplinari, nell’ambito dei PDTA (19 PDTA deliberati attualmente nel nostro ospedale). Da circa 20  anni circa i biologi hanno seguito l’evoluzione della patologia molecolare, fin dalla sua nascita con indagini inizialmente diagnostiche e successivamente prognostiche e predittive. L’Unità Operativa Complessa ha partecipato ai programmi di controllo di qualità esterna che hanno contribuito al conferimento della certificazione dell’intero Laboratorio (certificazione ISO 9001-2015).

Che cosa è cambiato negli anni e che cosa porterà il futuro con l’evoluzione di scienza e tecnologia?

Nel corso degli anni c’è stata un’evoluzione progressiva che ha favorito un cambiamento radicale. L’introduzione di farmaci innovativi in campo oncologico, ha reso necessaria una precisione diagnostica comprensiva della caratterizzazione molecolare dei tumori. I tumori, infatti, anche se hanno la stessa denominazione, le stesse dimensioni, le stesse caratteristiche evidenziabili al microscopio ottico, possono avere un diverso comportamento, per il loro profilo molecolare. Altra innovazione tecnologica è rappresentata dalla “digital pathology”. Al pari degli esami radiologici, il vetrino contenente il tessuto analizzato al microscopio, diventa un file virtuale e può essere analizzato in tempo reale attraverso una piattaforma in rete con tutte le anatomie patologiche. Questo permette al patologo di condividere la diagnosi con altri patologi esperti in ogni parte del mondo, evitando al paziente di portare fisicamente il vetrino nei diversi centri per una seconda opinione. La digital pathology comprende la telepatologia (trasmissione delle immagini a distanza), la possibilità di garantire migliori sistemi di gestione ed archiviazione del materiale diagnostico nei laboratori (work-flow), e l’analisi informatica di tutti i dati dei preparati, anche con i sistemi di intelligenza artificiale.

L’anatomopatologo è personaggio spesso cruciale in letteratura e filmografia. Quanto c’è di stereotipato e che cosa corrisponde alla realtà?

L’autopsia è una procedura chirurgica e medica eseguita dall’anatomo patologo nei casi di morte naturale e dal medico legale nelle morti in cui vi è ipotesi di reato. E’ una pratica spesso rappresentata in molte fiction o produzioni televisive e cinematografiche che hanno reso familiare la figura dell’anatomopatologo , anche se confusa con la figura del medico legale. L’anatomopatologo può collaborare con il medico legale se interpellato come “perito” dagli organi investigativi, sulla causa dei decessiIl numero delle autopsie si è notevolmente ridotto e le richieste da parte dei clinici sono riservate ai casi di morte improvvisa o di morte per cause sconosciute. La maggior parte dei pazienti, soprattutto quelli oncologici, durante il loro percorso hanno eseguito TAC, indagini radiologiche e biopsie con esame istologico, con diagnosi già note L’anatomopatologo da figura preposta all’esecuzione delle autopsie, si è trasformata in un professionista moderno che grazie anche alle tecnologie innovative e sofisticate mediante le quali è possibile rilevare le principali alterazioni molecolari a livello cellulare, formula diagnosi più accurate e individua terapie personalizzate sempre più indispensabili per l’appropriatezza delle cure con costosi farmaci antitumorali. Sempre più spesso i  pazienti si rivolgono all’anatomo patologo per porre quesiti e chiedere  spiegazioni sulla diagnosi ricevuta, questo fa si che l’anatomopatologo stabilisca un rapporto diretto con il paziente restituendogli  la sua identità preminentemente clinica.