Parla Roberto Torretti,  presidente di Assoristoratori  e vice presidente di Fiepet Confesercenti  Roma –Se non cambierà qualcosa nell’atteggiamento del governo più della metà delle attività di ristorazione  resterà chiusa. Dal lockdown alla riapertura della fase due,  la situazione della ristorazione romana in questa emergenza pandemia si fa sempre più critica

Di Dario Del Buono

 

Siamo alla vigilia delle  riaperture in Fase-2, i problemi che devono affrontare i ristoratori romani, una delle categorie commerciali più colpite dal blocco delle attività a causa  del Covid-19, sono enormi. Il lockdown per molti altri settori commerciali ha comportato un fermo che però al termine vedrà una ripresa delle vendite mancate fino al possibile rimettersi in pari. Per la somministrazione di alimenti e bevande non è così, alla riapertura i pasti non serviti non consentiranno un recupero sufficiente. La riapertura con il virus ancora in circolazione del virus  detta nuove regole di socializzazione e rende impossibile un ritorno al tradizionale servizio di somministrazione. Tenendo presente che si deve provvedere alla buona salute del personale addetto e dei clienti, i ristoratori devono rimodulare in maniera graduale e progressiva le misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 che tenga in considerazione le specificità e le modalità di organizzazione del lavoro, nonché le particolari criticità di gestione del rischio da contagio nel settore. Si parla di uso di mascherine obbligatorie per tutto il personale cosi come dei guanti e di distanziamento dei tavoli per mantenere la misura di un metro tra i clienti, di barriere di plexiglass e tutto questo sia all’interno dei locali che all’esterno. I ristoratori  denunciano l’impossibilità di fare fronte alle spese per la gestione e degli affitti dei locali con cosi poca gente da servire e con incassi infinitamente ridotti, ed invocano l’intervento dello Stato al grido di “Io non apro”. Sull’argomento abbiamo sentito il Presidente dell’Assoristoratori e vicepresidente della Fiepet Confesercenti Roma  Roberto Torretti

La sua categoria è fra le più danneggiate da questa pandemia, ci dica la sua esperienza e ci racconti l’umore dei suoi associati

Il mio vissuto personale di ristoratore è vedere il locale di famiglia che dai primi del novecento accoglie clienti Romani e stranieri in piazza Cavour, chiuso al pubblico e fermo da tre mesi per la prima volta da quando ha aperto. Il mio ristorante ha perso in questi mesi di blocco, incassi che non potrà riprendere in nessun modo. Mentre gli interventi dello stato sono solo un procrastinare costi e tasse che non potrò pagare neanche se potendo aprire facessi gli incassi di prima del lockdown.

Quindi cosa si aspettava dal governo in questa emergenza?

Certamente interventi di liquidità per imprese e famiglie a fondo perduto e non la spinta ad indebitarci ancor di più con le banche. Interventi seri e consistenti, non certamente i quattro spicci che ha erogato ed che ha annunciato erogherà a breve. Sono “pannicelli caldi” che dimostrano come non si rendono conto della drammaticità in cui versano le nostre attività.

Presidente, dunque  un futuro nero nella sua previsione

Ora le spiego bene cosa aspetta a chi volesse riaprire il suo locale.Le prescrizioni che sono state individuate per riaprire mantenendo sotto controllo la possibilità di contagio, prevedono il distanziamento dei tavoli di almeno un metro tra loro e tra i commensali una disposizione di seduta  tipo tre clienti ad un tavolo da sei. Ora facendo un piccolo calcolo ed un piccolo sforzo d’immaginazione, abbiamo la riduzione delle somministrazioni possibili di oltre il 60%. Ci metta pure che molta parte della popolazione, per paura del contagio, non avrà il coraggio di uscire a cena fuori, abbiamo di fronte uno scenario che vedrà l’incasso per i ristoratori ridotto ad un quarto delle possibilità e di quello che era prima. Questo a fronte di nessuna riduzione di costi visto che è vietato licenziare, non si sta facendo nulla di serio per calmierare gli affitti e già ora i gestori delle utenze mandano avvisi di distacco per chi non ha pagato le bollette come detto anche dal governo.

In sintesi, alla maggior parte dei suoi associati non conviene riaprire?

Purtroppo devo confermarle che se non cambierà qualcosa nell’atteggiamento del governo. Più della metà delle attività di ristorazione di Roma non riaprirà e forse non lo farà per sempre. Invito comunque i miei colleghi ristoratori e la categoria tutta a restare uniti, attorno alle associazioni, per supportarle nel tentativo che stanno facendo di far capire al governo la gravità di questa che è una delle categorie portanti dell’economia Italiana.